STAMPA ESTERA

Tangenti italiane ai talebani, molte le testimonianze da ambienti internazionali

Pubblicato da pierpaolocaserta su Ottobre 18, 2009

Gli americani ammettono di aver incalzato gli italiani sulle tangenti ai talebani

Tim Reid su The Times, 17/10/2009

Due giorni dopo la rivelazione del Times che le autorità italiane avrebbero pagato le tangenti, un importante funzionario americano ha confermato che “la questione [dei pagamenti] è stata sollevata con gli italiani”.

Il funzionario non avrebbe né confermato né negato che le rimostranze nei confronti del governo di Silvio Berlusconi sarebbero avvenute nella forma di una protesta diplomatica, ma alcuni funzionari della Nato hanno dichiarato al  Times che una lamentela di questa natura è stata fatta dagli americani a Roma lo scorso anno.

Il pagamento della tangenti italiane nell’agosto del 2008 dopo la morte di dieci soldati francesi per mano di un ampio contingente talebano a Sarobi, a est di Kabul. Le forzi francesi erano subentrate a quelle italiane, ma non erano al corrente dei pagamenti segreti degli italiani ai comandanti locali per fermare gli attacchi alle loro forze e hanno dunque sottovalutato il livello di rischio.

Il giorno dopo la denuncia del Times, un comandante talebano e due importanti funzionari afgani hanno anche detto che le forze italiane hanno preso accordi per evitare attacchi alle loro truppe.

Bruce Riedel, che quest’anno ha guidato il ripensamento della politica sull’Afghanistan da parte del presidente Obama e non è più all’interno dell’Amministrazione, ha dichiarato al Times di aver sentito accuse circa i pagamenti italiani nell’ultima settimana di settembre durante un viaggio a Parigi. Un uomo d’affari in stretti rapporti con il governo francese gli avrebbe detto che gli italiani stavano pagando i talebani “ma hanno dimenticato di avvertirci [i francesi]”, ha dichiarato Riedel.

Roma ha respinto la denuncia con irritazione. “Il governo Berlusconi non ha mai autorizzato né ha permesso alcuna forma di pagamento nei confronti di membri degli insorti talebani,” afferma una nota dell’ufficio del primo ministro italiano.

Ignazio La Russa, il ministro della Difesa italiano, ha insistito che le accuse sono assolutamente “spazzatura”. L’opposizione francese, in ogni caso, ha chiesto con urgenza una spiegazione al Parlamento, descrivendo i dettagli come “molto seri”.

Ieri Hervé Morin, il ministro della Difesa francese, ha dichiarato che l’idea che un esercito possa pagare gli insorti talebani per non attaccarli violerebbe la dottrina militare consolidata. Ha aggiunto: “Non ho motivo di mettere in dubbio le parole del governo italiano.”

Anche il Canada è stato costretto a smentire denunce secondo le quali i suoi soldati avrebbero pagato il nemico in Afghanistan per mantenere la pace. Un dispaccio straniero citava una fonte dell’esercito afghano secondo il quale i soldati canadesi nella provincia di Kandahar, nel sud controllato dai talebani, avrebbe effettuato pagamenti agli insorti.

“Non ho sentito di alcun tipo di pagamento che sarebbe stato effettuato dalle nostre truppe allo scopo di rimanere al sicuro” ha dichiarato il tenente-colonnello Chris Lemay, un portavoce del contingente canadese “Con il numero di perdite che abbiamo continuato a subire, se avessimo pagato questi signori non avrebbero certamente mantenuto l’accordo”

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La giustizia può essere alquanto scomoda

Pubblicato da pierpaolocaserta su Ottobre 15, 2009

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Fonte: The Economist, 08/10/2009

Articolo originale qui

DUNQUE non ha funzionato. Il 7 ottobre la corte costituzionale italiana ha respinto l’ultima ambizione di Silvio Berlusconi di mettersi al di sopra della legge. I giudici hanno votato in nove contro sei per l’incostituzionalità dell’immunità fatta passare lo scorso anno. Non avrebbe protetto dalle azioni giudiziarie soltanto il primo ministro, ma anche il presidente della Repubblica e i presidenti di entrambe le Camere del Parlamento. I giudici hanno deciso che tale passaggio richiede una modifica costituzionale e non una semplice legge. Una precedente legge sull’immunità era stata respinta dallo stesso tribunale nel 2004.

Il primo ministro ha a lungo proclamato di essere vittima di un complotto da parte di esponenti di sinistra della magistratura. Secondo questa lettura, l’immunità era necessaria per proteggersi da nemici che altrimenti avrebbero potuto sovvertire la volontà dell’elettorato. Usando le parole del ministro della difesa, Ignazio La Russa, il rigetto della legge sarebbe stata “una decisione politica, più che una decisione giudiziaria”. La corte costituzionale si è voluta aggiungere alla lunga lista berlusconiana delle istituzioni italiane sovversive. Si tratta di un “organo politico”, ha dichiarato, con 11 esponenti di sinistra. Alcuni dei suoi alleati gli hanno suggerito di replicare convocando delle elezioni anticipate. Berlusconi non sembra essere tentato dall’idea, e ha anzi dichiarato che il suo governo tirerà avanti.

Nonostante i suoi problemi con la legge, Berlusconi ha governato l’Italia ancora per due anni dopo che la sua precedente legge per garantirsi l’immunità era stata respinta. Questa volta affronta due processi, nessuno dei quali può sortire altro effetto che quello di imbarazzarlo. Nel primo è accusato di corruzione. Il suo difensore David Mills, un avvocato britannico, è stato condannato per aver preso la tangente, che secondo quanto stabilito dal tribunale proveniva da Berlusconi. Ma poiché le accuse sono state fatte cadere a causa dell’approvazione dell’immunità, l’azione giudiziaria dovrà ripartire da zero. Sarà probabilmente regolato da una legge sulla prescrizione prima che sia raggiunto un verdetto. In un secondo processo, per evasione fiscale, le procedure erano state sospese e può essere ripreso immediatamente.

(…) La decisione della corte aggraverà i recenti problemi di Berlusconi, che è politicamente molto più debole di quanto non fosse pochi mesi fa. É una figura centrale, sebbene non un sospetto, in un’indagine della procura di Bari per prostituzione e traffico di droga. Il principale sospetto, un uomo d’affari locale, è sotto indagine per aver fornito circa 30 donne per le feste presso la residenza del primo ministro dove alcune hanno trascorso la notte e si presume che siano state ricompensate per farlo. Berlusconi nega di essere a conoscenza che fossero a pagamento.

Il 3 ottobre un giudice di Milano ha deciso che il gruppo Fininvest di Berlusconi deve pagare danni per 750 milioni di Euro per aver corrotto un giudice, nel 1991, allo scopo di ottenere il controllo di Mondadori, la maggiore casa editrice italiana. L’avvocato della Fininvest, Cesare Previti, è stato condannato due anni fa per aver comprato quella sentenza. Il giudice che ha riconosciuto il danno e ha detto che Berlusconi era corresponsabile della corruzione.

(…) La teoria della cospirazione della destra trasforma in un forza ciò che dovrebbe essere una debolezza: più il primo ministro viene accusato, più appare perseguitato. Molti italiani ci credono. Questa è la vera tragedia del tempestoso approdo di Berlusconi alla politica. Molti italiani ora dubitano della buona fede di un’istituzione, la magistrature, la cui imparzialità è essenziale al funzionamento della democrazia. Dopo la decisione del tribunale Berlusconi ha dichiarato che non poteva fare altro che accettarla, ma anche definito i suoi processi come “autentiche farese” e ha promesso di dimostrare che quei giudici sono tutti “bugiardi”. E ha lasciato intendere che il suo prossimo obbiettivo potrebbe essere quello di modificare la composizione della corte in modo che non debba sollevare motivi di preoccupazione sul “corretto equilibrio tra i poteri dello Stato”. Questo modo di parlare è azzardato, persino pericoloso.

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Italia: Come si continua a mettere a tacere critici

Pubblicato da pierpaolocaserta su Settembre 15, 2009

Fonte: EU Reporter (trad. mia, articolo originale qui)

Ad ulteriore riprova che l’attuale governo italiano farà tutto il possibile per fare pressione o ridurre al silenzio i suoi critici, il combattivo presentatore del popolare programma di attualità Annozero, Michele Santoro ha dichiarato che gli ostacoli che sta incontrando sulla sua strada sono tali come “non ne ha mai incontrati da quando lavora in televisione”.

Considerando che Santoro ha lavorato in televisione dentro e fuori per circa 25 anni, possiamo davvero credergli.

In una lettera spedita ieri alla direzione  dell’emittente televisiva di Stato RAI, Santoro si lamenta che a sole due settimane dall’inizio della nuova serie di Annozero, non è ancora stato firmato un solo contratto con nessuna persona che lavora nello show.

Tra queste anche la star del programma, il giornalista d’inchiesta Marco Travaglio, costante spina nel fianco dell’amministrazione Berlusconi e vincitore quest’anno del premio per la libertà di stampa dall’associazione dei giornalisti tedeschi.

In un Paese dove il primo ministro possiede o controlla quasi un monopolio delle notizie televisive, Annozero è uno dei pochi programmi in televisione che indaga e interroga,sulle azioni del governo.

Santoro è chiaramente un osservatore non imparziale dei fatti, avendo lavorato come eurodeputato per il principale partito di opposizione italiano, in ogni caso è largamente considerato una rinfrancante voce di dissenso in un oceano di notizie omologate.

Il suo programma è molto seguito e ha realizzato uno share del 16.7% con la sua prima serie.

In ogni caso, potrebbero prevalere le logiche commerciali. Dopotutto, la RAI manda in onda pubblicità pur essendo una televisione di Stato. Comunque questo non è un esito scontato.

Secondo Freedom House, l’Italia è l’unico Paese dell’UE, ad eccezione dei nuovi entrati Romania e Bulgaria, la cui stampa non è classificata come libera. Freedom House riferisce regolarmente di interferenze nei confronti dei media e intimidazioni verso i giornalisti.

Questa valutazione è confermata da un rapporto dell’Open Society Institute, realizzato a marzo, che condanna la situazione dei media in Italia come una farsa.

A Santoro potrebbe ancora essere garantito un altro programma; è consapevole che il governo Berlusconi deve prendere sul serio le sue obiezioni, per non dare adito a un numero crescente di critici.

Ma per altri giornalisti il presente sembra molto meno promettente.Diversamente da Santoro, che è un politico tanto quanto un giornalista, non possono contare su una rete di protezione politica.

Per altro, anche la rete di protezione politica potrebbe non essere sufficiente. Una settimana fa, l’editore di Avvenire, il quotidiano portavoce del Vaticano,si è dovuto dimettere dopo un’aspra campagna personale rivolta contro di lui da Il Giornale, il quotidiano di proprietà del fratello di Berlusconi. Se nemmeno i giornalisti che lavorano per il Vaticano possono lavorare senza venire intimiditi, allora che speranza c’è per chiunque altro?

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The Times: la Chiesa appoggerrà un nuovo partito di centro-destra

Pubblicato da pierpaolocaserta su Settembre 7, 2009

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L’insoddisfazione dell’elettorato cattolico nei confronti di B. è la notizia anche su molta stampa estera.
Così scrive oggi il Times:
 
Sfida a Berlusconi: la Chiesa appoggerà un nuovo partito di centro-destra
 
Sono in corso colloqui per formare un nuovo partito conservatore in Italia, appoggiato dalla Chiesa, per sfidare Silvio Berlusconi, visto che i sondaggi hanno mostrato che il supporto nei confronti del primo ministro tra gli elettori cattolici si è affievolito.
È emerso ieri che i politici cattolici stanno tentando di formare un nuovo partito di cenbtro-destra sostenuto dall’establishment religioso, per cercare di attingere alla crescente disaffezione degli elettori cattolici per via del comportamento di Berlusconi e della frattura tra lui e il Vaticano.
 
Articolo originale qui 

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Silvio Berlusconi: io sono Superman

Pubblicato da pierpaolocaserta su Settembre 4, 2009

 Nick Squires e Bruno Waterfield sul Daily Telegraph, 2 settembre 2009

Colpito da mesi di stretta osservazione della sua vita sessuale, nelle ultime settimane un furioso Berlusconi, 72 anni, ha criticato aspramente i suoi nemici, sia quelli interni che all’estero.

Il suo apparente attacco all’esecutivo dell’Unione Europea, con il quale è parso minacciare di usare il veto italiano per sabotare l’operatività di Bruxelles, ha fatto seguito a una faida con la Chiesa Cattolica e una campagna contro i giornali italiani e internazionali, avvenuti nello spazio di pochi giorni.

In replica ai suoi critici e alla moglie separata, la 53enne Veronica Lario, che nell’annunciare in maggio che voleva il divorzio accusò il primo ministro italiano di non “stare bene” e di essere ossessionato dalle giovani donne, Berlusconi ha detto: “io non sono malato. Basta guardare a quello che ho conseguito negli ultimi 15 mesi di governo per capire che non solo non sono in cattive condizioni di salute: sono Superman”

Adirato per l’indagine dell’UE sulla controversa politica italiana di riaccompagnare sulle coste nord africane i rifugiati [che tentano di giungere in Italia], Berlusconi ha dichiarato martedì che ai commissari dell’Unione Europea non dovrebbe essere permesso di parlare pubblicamente di tali materie.

“Non daremo il nostro voto, bloccando di fatto i lavori del Consiglio Europeo, a meno che impediscano ai commissari europei e ai loro portavoce di parlare pubblicamente di qualsiasi questione”, ha dichiarato Berlusconi. “Soltanto al presidente e ai suoi portavoce dovrebbe essere consentito intervenire.”

Johannes Laitenberger, il portavoce ufficiale della Commissione Europea, ha dichiarato: “Noi parliamo di materie sulle quali ci viene detto di parlare. Non possiamo essere intimiditi. Guardi le espressioni sulle facce dei miei colleghi. Sembrano forse intimiditi?”

In ogni caso, Laitenberger ha detto che la questione era chiusa.

Un portavoce dell’ambasciata italiana a Londra ha precisato che Berlusconi non ha “né attaccato né minacciato” la Commissione Europea, ma stava semplicemente chiedendo che la Commissione parlasse con una sola voce.

La campagna di Berlusconi contro la stampa per la sua copertura di una serie di scandali sessuali si è’ allargata quando il suo avvocato ha chiesto due milioni di euro per diffamazione al quotidiano di sinistra L’Unità.

Inoltre, le sue relazioni con il Vaticano sono state intaccate dopo che un quotidiano di proprietà della sua famiglia ha lanciato un duro attacco contro il direttore di un rispettato quotidiano cattolico. L’offensiva contro l’UE, i media e la Chiesa, sono segni che il primo ministro si sente sempre più minacciato, dice James Walston, uno scienziato politico dell’American University di Roma.

“Se hai un minimo di buon senso, non combini un pasticcio con la Chiesa in questo Paese perché è molto, molto potente. Esiste da molto più tempo che non lo Stato italiano.

“Quello che Berlusconi sta facendo sembra essere il riflesso di una crescente intolleranza verso qualsiasi forma di dissenso. Differenze di opinione sono parte del processo democratico, ma lui è convinto che per il solo fatto di essere stato eletto può fare tutto quello che vuole”

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Il giornale di famiglia di Berlusconi rovescia un direttore rivale

Pubblicato da pierpaolocaserta su Settembre 4, 2009

Guy Dinmore sul Financial Times, 3 settembre 2009

Un giornale di destra di proprietà della famiglia Berlusconi ha proclamato vittoria, giovedì, dopo che le sue denunce hanno provocato le dimissioni del direttore di un giornale che rappresenta i vescovi italiani e che era diventato un critico di spicco di Silvio Berlusconi, il primo ministro e magnate dei media.

Dino Boffo, direttore del quotidiano Avvenire, e anche di una televisione e di una stazione radiofonica cattolica, ha rassegnato le dimissioni giovedì. Dopo aver rifiutato le accuse dei media di essere stato un omosessuale condannato anche per aver molestato una donna, Boffo ha dichiarato di non poter tollerare ancora gli attacchi personali che hanno “violentato” la sua famiglia.

Il cardinale Angelo Bagnasco, a capo della Conferenza Episcopale Italiana, ha accettato le sue dimissioni con rammarico e fatto notare che egli è stato oggetto di un “indescrivibile attacco mediatico”.

Il Giornale, il quotidiano di proprietà del fratello del primo ministro, ha affermato che Vittorio Feltri, il suo direttore, ha “vinto la sua prima battaglia”, da quando ha preso il suo posto il mese scorso. Feltri ha definito Boffo un ipocrita “supermoralista” per aver attaccato il primo ministro.

Boffo, che si riteneva rappresentasse la voce dei vescovi conservatori in Italia, era diventato di Berlusconi dopo una serie di scandali che erano emersi in aprile sulle sue presunte relazioni extraconiugali.

Berlusconi si è inizialmente dissociato dall’attacco nei confronti di Boffo lanciato da Feltri venerdì scorso, ma secondo fonti politiche non avrebbe fatto nulla per fermarlo durante la settimana.

L’ufficio del primo ministro non ha rilasciato alcuna dichiarazione a caldo. Il Vaticano e il governo di centro-destra di Berlusconi sostengono che le relazioni tra loro rimangono buone, malgrado la cancellazione di una cena di alto livello con il primo ministro, venerdì scorso, a causa del primo articolo scritto da Il Giornale. Secondo alcuni commentatori le relazioni di

Berlusconi con i vescovi italiani sono state seriamente compromesse. Berlusconi ha intrapreso azioni legale contro almeno due giornali italiani e altrettanti stranieri a causa della loro copertura degli eventi riguardanti la sua vita personale. L’Unità, un tempo portavoce dell’ex partito comunista italiano, ha dichiarato che sarebbe costretto a chiudere qualora un tribunale riconoscesse i danni richiesti dal primo ministro.

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Un colpo di Stato molto tradizionale

Pubblicato da pierpaolocaserta su Agosto 8, 2009

HONDURAS_manifestante ferito

Maurice Lemoine su Le Monde Diplomatique

La reazione è stata unanime, dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) alle Nazioni Unite, dall’Unione Europea al presidente Barack Obama. Tutti hanno condannato, senza attenuanti, il colpo di Stato del 28 giugno che ha deposto il capo di Stato honduregno Manuel Zelaya, deportandolo con la forza in Costa Rica. Miguel d’Escoto, presidente dell’Assemblea Generale delle Naazioni Unite, ha chiesto che Zelaya fosse immediatamente reintegrato nella carica e nelle funzioni per le quali era stato nominato dal volere popolare; nessun’altra opzione sarebbe stata accettabile per la comunità internazionale.

Sono stati sollevati dei dubbi sulla legittimità di Zelaya. Si è detto che ha cercato, in modo incostituzionale, di modificare la costituzione del 1982 in modo da poter ottenere un ulteriore mandato alle elezioni presidenziali del 29 novembre. Ma questo non è vero. La costituzione rimane in vigore fino a nuovo ordine e il capo di Stato non può candidarsi per essere rieletto. Con 400.000 firme a sostenerlo, Zelaya aveva programmato di organizzare un sondaggio, il giorno delle elezioni, per vedere se gli honduregni volessero o meno, prima o poi, la convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente.

Una caratteristica peculiare dell’attuale costituzione è che contiene una quantità di articoli scolpiti nella pietra, compreso l’articolo 4, che vieta la rielezione del presidente e che non può essere modificato per alcun motivo – una legge curiosa da imporre al popolo, che dovrebbe essere la fonte di tutti i poteri statali. Zelaya non è stato rimosso perché cercava di farsi rieleggere, ma perché stava prendendo in considerazione modifiche alla Carta fondamentale.
Egli ha commesso tre grossi errori: partendo da una base radicata nel Partito Liberale di centro destra, ha rafforzato i suoi legami con con l’elite politica ed economica al potere, ha aumentato il salario minimo del 60% e si è unito all’Alleanza Boliviana per le Americhe (ALBA), che comprende Bolivia, Cuba, Ecuador, Venezuela e altri che invocano una rottura con il neo-liberlismo. La destra ha semplicemente attaccato l’anello debole della catena.

Il presidente George Bush sostenne il tentativo di rovesciare Hugo Chavez in Venezuela nell’aprile del 2002; il presidente Barack Obama si è unito alla condanna dell’uomo che ha guidato il putsch honduregno, Roberto Micheletti. Ma mentre Obama dichiarava che Zelaya era l’unico presidente dell’Honduras, il suo segretario di Stato Hillary Clinton suggeriva che il presidente del Costa Rica Oscar Arias potesse svolgere il ruolo di mediatore, lasciando la sinistra e il centro-sinistra dell’OAS fuori da questo quadro.

Potenti forze anti-Zelaya sono al lavoro a Washington. Il Pentagono ha una base militare molto importante dal punto di vista strategico in Honduras, a Palmerola. Ha già perso una base a Manta in Ecuador (un membro dell’ ALBA), che è stata chiusa su richiesta del presidente, Rafael Correa. Hugo Llorens, ambasciatore ameicano in Honduras nominato da Bush nel settembre 2008, è stato direttore degli Affari andini nel Consiglio Nazionale di Sicurezza nel 2002 e 2003, occupandosi del Venezuela al tempo del colpo di Stato. Proprio alla vigilia del 28 giugno, ha preso parte a un incontro con “le autorità militari e i leader dell’opposizione”.

Zelaya ha rifiutatao la proposta di Arias di un governo di riconciliazione nazionale – che prevedeva il reinserimento di Zelaya come presidente ma senza alcun potere reale. Lo stesso ha fatto Micheletti Micheletti, con grande fastidio della Clinton, che gli ha offerto una possibilità di emergere dalla crisi in pole position. È una doppiezza di Washington oppure una differenza nell’atteggiamento della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato/Pentagono? Se l’ordine non verrà ristabilito, e/o l’Honduras soccomberà alla violenza, la reputazione di Obama in America Latina ne uscirà seriamente danneggiata, sebbene fosse stato accolto con simpatia e speranza.

 * traduzione mia dall’edizione in lingua inglese

Fonte della foto: Giornalismo Partecipativo

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Sull’Observer un incredulo John Hooper si domanda cos’altro dovrebbe fare Berlusconi per cadere

Pubblicato da pierpaolocaserta su Agosto 3, 2009

Della fronda neosudista si occupava ieri anche The Observer, il domenicale pubblicato dallo stesso editore proprietario del Guardian e, come il quotidiano, di orientamento liberale e socialdemocratico. L’articolo, a firma John Hooper, titola: “Un vanaglorioso Silvio Berlusconi compra il silenzio dei ribelli del suo partito”, per poi aggiungere: “Gli scandali sessuali perseguitano ancora il primo ministro, ma un’elargizione di denaro ha sedato la rivolta nei suoi ranghi“.

Quanto all’aggettivo “vanaglorioso” che compare nel titolo, è giustificato dalla sortita del cavaliere che, davanti a una trentina dei suoi parlamentari, convocati a Palazzo Grazioli per l’ultima seduta prima delle pausa estiva, secondo l’Observer, che cita La Repubblica, avrebbe interrogato i suoi seguaci: “Avete sentito l’ultima sulla D’Addario?”; negando i suoi interlocutori, il premier avrebbe proseguito: “Ha detto che, in effetti, Berlusconi non è un santo. Ma scopa da Dio!”
Nel passaggio centrale dell’articolo, un incredulo Hooper si domanda:
Se un uomo di 72 anni, sposato, nonno, può cavarsela rifiutandosi di chiarire la sua relazione con una ragazza di 18 anni e poi sopravvive alla disseminazione di registrazioni in cui discute di orgasmi e masturbazioni mentre è a letto con una prostituta, allora ci si potrebbe chiedere che cosa potrebbe farlo cadere.
 
Dà conto dell’articolo di Hooper anche La Repubblica di oggi. L’articolo originale lo trovate qui.

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Financial Times: si allarga la frattura tra il nord e il sud dell’Italia

Pubblicato da pierpaolocaserta su Agosto 2, 2009

La frattura tra il nord e il sud dell’Italia si acuisce

Guy Dinmore, Financial Times, 30/7/2009

Proprio mentre l’elite italiana sta riflettendo su come celebrare i 150 anni dalla nascita dello Stato, una rivolta tra gli alleati di Silvio Berlusconi in Sicilia ha scosso la sua coalizione di governo alimentando un eterno dibattito sulla divisione dell’Italia tra nord e sud e il suo fragile senso di unità nazionale.

 Gli alleati di centro-destra in Sicilia, che notoriamente ha consegnato al primo ministro un pieno di voti alle elezioni parlamentari del 2001, ha minacciato di formare un partito o fazione del sud scissionista.

 La polemica è emersa a seguito delle accuse secondo le quali Giulio Tremonti, il ministro delle finanze, avrebbe usato un fondo di di 63,3 miliardi di Euro destinato alle regioni depresse, specialmente al sud, come una sorta di “bancomat” per le necessità del governo.

A un livello più profondo, la polemica ha rivelato le tensioni all’interno della variegata coalizione di Berlusconi. La frattura trae origine dalla sensazione diffusa tra I “ribelli” del sud che il governo si stia piegando agli interessi del nord, sotto l’influenza di Tremonti e della Lega Nord – un partito di destra che vede il sud e “Roma ladrona” come un corrotto buco nero della spesa. Voci suggeriscono inoltre che la vita privata di Berlusconi abbia allargato una frattura tra lui stesso e Raffaele Lombardo, conservatore siciliano, governatore cattolico che guida il partito “Movimento per l’Autonomia”.

 ”Berlusconi, showgirl o no, ha iniziato la sua parabola discendente. Un ciclo si sta concludendo,” dice Toto Cuffaro, un ex fedele di Berlusconi ed ex governatore della Sicilia.

A Lombardo si unisce Gianfranco Micciché, un importante membro del Consiglio dei ministri. La sua posizione all’interno del comitato che approva le spese per le infrastrutture ha portato alla rivelazione che i soldi erano stati dirottati.

 Alcuni osservatori suggeriscono che i ribelli siano appoggiati da Marcello Dell’Utri, un ex dirigente nell’impero finanziario di Berlusconi. Sia Dell’Utri che Cuffaro restano senatori mentre fanno appello contro condanne comminate per accuse di legami con la Mafia.

 Nel frattempo, Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente e siciliana è furiosa perché i suoi poteri sullo sviluppo del nucleare sono stati declassati.

 Ieri Berlusconi ha convocato cinque ministri chiave per cercare di sedare la rivolta producendo un “un piano per il sud” e un possibile ruolo per Micciché.

 Berlusconi ha detto che l’incontro è andato bene ma non c’è stata alcuna decisione sulla somma di denaro da stanziare. In precedenza questa settimana aveva detto che avrebbe liberato 18 miliardi da un fondo speciale da destinare alle infrastrutture. Ma un istituto sostenuto dall’opposizione, il Nens, ha scoperto che soltanto 3,2 miliardi di Euro del fondo non sono stati ancora spesi.

La crisi ha scatenato una valanga di polemiche sul perché il sud e i suoi 21 milioni di abitanti –più di un terzo dell’intera Italia – debano restare così indietro rispetto al resto del Paese.
“Un fiume di denaro sprecato,” ha tuonato il Giornale, un quotidiano di proprietà del fratello del primo ministro, proclamando che il Sud ha ricevuto 180 miliardi di Euro in fondi speciali – compresi 145 miliardi dall’Unione Europea – per il periodo dal 2000 al 2013.

 Il reddito pro capite al Sud è il 58,6 per cento rispetto al centro-nord. Le statistiche ufficiali riportano la disoccupazione al Sud al 12,2 per cento e al 4,5 per cento al Nord.

 Il prossimo anniversario ricorrerà il1 50esimo anniversario dello sbarco di Garibaldi in Sicilia e della sua campagna militare contro i Borboni che condusse nel 1861 alla fondazione del Regno d’Italia.

 I politici stanno già discutendo sul modo in cui questi eventi dovrebbero essere commemorati. Givernare l’Italia era come governare due Paesi, ha ricordato un importante funzionario. “La Baviera al nord e la Turchia al sud”.

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La mancanza di un’opposizione seria è un’ancora di salvezza politica per il premier italiano immerso nello scandalo

Pubblicato da pierpaolocaserta su Agosto 1, 2009

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Chi ha paura di Silvio Berlusconi?
Geoff Andrews su Open Democracy

(…) Il trattamento [dei recenti scandali sessuali che hanno coinvolto Silvio Berlusconi, N.d.T.] conferma ciò che nel mondo sta diventando sempre più evidente: che Silvio Berlusconi governa su un regime.

L’emittente pubblica Rai è direttamente sotto il suo controllo e rifiuta di discutere lo scandalo; lo stesso Berlusconi possiede la maggior parte delle altre reti televisive. Le conseguenze per la democrazia italiana, e per la credibilità dell’Italia all’interno dell’Unione Europea, sono oggi motivo di grave preoccupazione (vedi “Berlusconi’s scandal, Italy’s tragedy”, 29 giugno 2009).

Gli unici canali di informazione seria per I cittadini italiani sono La Repubblica e L’Espresso (entrambi di proprietà dello stesso editore), insieme a un altro paio di quotidiani di grande tiratura. La stampa estera – e in particolare quella britannica – ha invece fornito una discussione sostenuta della questione.(…)

Un vuoto molto profondo
Due recenti eventi sottolineano l’inesistenza di una vera opposizione in Italia. Il primo è un appello a pagina intera posizionato il 9 lluglio 2009
sull’autorevole quotidiano internazionale Herald Tribune da Antonio Di Pietro(…)

Il secondo è l’annuncio del 12 luglio da parte del comico e blogger Beppe Grillo – un aspro e inflessibile critico della corruzione al cuore della classe politica italiana – della propria candidatura alle primarie per eleggere il nuovo leader del Partito Democratico. Questa “provocazione” è stata ridicolizzata da alcuni esponenti del partito, i quali tuttavia hanno compiuto immediati sforzi per impedire a Grillo di acquisire la tessera del partito.

Le critiche di Beppe Grillo, rivolte sia la potere di Berlusconi che all’impotenza dell’opposizione, hanno colpito una corda viva di molti italiani. Molti altri non lo vedono come una figura seria, ma la sua forte influenza è segno del profondo vuoto nel corpo politico.

Presi insieme, questi sviluppi illuminano sul lungo declino della Sinistra italiana, – a partire dalla fine della Guerra Fredda, e soprattutto dopo la crisi di Tangentopoli – incapace di condurre l’Italia verso verso quella stabilità democratica che la “seconda
repubblica” aveva promesso.

Al contrario, per un crudele paradosso il maggior beneficiario di tangentopoli È stato l’intimo amico e protetto di Bettino Craxi – il premier italiano (socialista) che fu prima rovesciato dagli scandali di corruzione e poi costretto all’esilio: Silvio Berlusconi stesso (vedi l’analisi magistrale di Perry Anderson su questo periodo e sulle sue conseguenze).

Fonte originale qui

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