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L’Italia sta per imporre una legislazione di censura globale?

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Andrea Monti su EDRI, 25.2.2009

Il Senato italiano ha approvato – e la Camera dei deputati è pronta a far passare definitivamente – il disegno di legge 733 chiamato Pacchetto sicurezza , una serie di provvedimenti (che si suppongono) coordinati e finalizzati a migliorare, qualunque cosa significhi, i poteri dei corpi di polizia e dei pubblici ministeri.
Naturalmente, la legge non sarebbe stata completa senza “occuparsi” di Internet, e i legislatori non si sono lasciati scappare l’opportunità. Alla sezione 50 bis di questa imminente legge, un pubblico ministero al quale sia fornita “una seria evidenza circostanziale” che sia stata commessa un’attività online che incita al crimine, può chiedere al Ministero degli interni di ordinare al provider di chiudere la risorsa in rete “incriminata”. Un eventuale rifiuto del provider di ubbidire all ordine del Ministero può essere sanzionato con una multa fino a 250.000 Euro.
Il provvedimento è chiaramente viziato da un punto di vista costituzionale. La base di ogni democrazia occidentale, al contrario, è la separazione dei poteri, in modo tale che non sia legalmente possibile avere un tale confuso intreccio legislativo tra il Pubblico ministero (il potere giudiziario) e un ministero (il potere esecutivo). Per altro, ci sarebbe un doppio processo per lo stesso fatto, uno dei quail (quello del ministero dell’Interno), svolto senza le garanzie legali per i processi penali.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il reato di incitamento al crimine è molto difficile da gestire, poiché il confine tra la libertà d’espressione e la violazione della legge spesso è molto sfumato (un sito web che supporti i ribelli di un paese, inciterebbe – in sé – a commettere un crimine?). Inoltre, se un provider deve inibire l’accesso a una risorsa della rete localizzata fuori dal proprio network (per esempio all’estero) questo significa che il risultato verrebbe conseguito attraverso l’ispezione di pacchetti di dati, o altre tecniche che minacciano la privacy. Così – con la scusa di “proteggere” i cittadini italiani – l’emendamento D’Alia (dal nome del Parlamentare che l’ha proposto) assomiglia di più a un primo passo verso un sistema di censura globale. Un emendamento proposto da Cassinelli che ha seguito quello di D’Alia, ha tentato di aggirare il problema, ma senza un reale cambiamento nella sostanza e nell’approccio politico internet-fobico.
L’Italia ha una “solida” tradizione nel tentative di rafforzare il sistema di sorveglianza globale sui cittadini attraverso provider e operatori telefonici, adottando ogni sorta di giustificazione (dal copyright, alla porno-pedofilia, alle scommesse online e ora le azioni che incitano a comportamenti criminali). Ma è piuttosto curioso, che queste “buone intenzioni” ricadano sempre sulle spalle di cittadini innocenti, mentre i veri criminali godono di assoluta libertà. O meglio: per catturare (forse) pochi criminali, l’intero utilizzo del sistema nazionale sarà soggetto allo scrutinio sistematico di “terze parti” – espressamente, i provider -.  Altrettanto a rischio, i diritti umani.

Written by pierpaolocaserta

marzo 4, 2009 a 10:13 am

Una Risposta

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  1. […] Monti, l’Italia sta per imporre una legislazione di censura globale?, EDRI, […]


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