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“Il Divo” approda nelle sale inglesi

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In questi giorni la stampa inglese si sta occupando ampiamente del film “Il Divo” di Paolo Sorrentino, che venerdì esce nelle sale del Regno Unito. Mentre il giudizio sul film è generalmente molto positivo, interessano alcune valutazioni politiche sulla figura di Giulio Andreotti che con l’occasione sono state formulate. Riporto due commenti nella mia traduzione.

Richard Owen su The Times:

Quando Giulio Andreotti, sette volte primo ministro italiano, andò a vedere il film Il Divo, che lo ritrae come l’uomo al centro dei segreti più oscuri del dopoguerra italiano, soffrì in silenzio. Ma venne un momento, è stato riferito, in cui il 90enne Andreotti gemette e si alzò in piedi, dichiarando: “No, no – questo è veramente troppo”

Quando ci incontrammo al Senato italiano gli chiesi quale fosse stato quel momento“veramente troppo”. Forse è stato quando l’Andreotti del film – brillantemente interpretato da Tony Servillo, che ha anche recitato] in “Gomorra” – spiega la discrepanza tra la sua profonda fede cattolica e il suo pragmatismo politico con le ciniche parole “Dio non vota”?

È stato forse quando recita un elenco di misteriose morti violente e dice: “A volte devi fare il male per fare il bene”? Oppure è stato nella scena in cui la si vede suggellare i suoi legami con la Mafia dando un “bacio d’onore” a Toto Riina, il noto Padrino che fu arrestato nel 1993 e che sta scontando una condanna a più ergastoli: un episodio che un pentito ha giurato di aver visto?

Mi ha guardato fisso con un’aria imbambolata attraverso i suoi occhiali, una figura piccola e incurvata ma vigile, come sforzandosi di ricordare. “Si, il bacio, credo” disse. “Sai, non è mai successo. É un’invenzione. Potrei baciare mia moglie, ma non Toto Riina.”

OK, ma si è risentito anche per il resto del film? Scrollando le spalle: “Non l’ho visto tutto, ad essere sincero.” Un sorriso disarmante e una risatina. “Avevo di meglio da fare.”Ha preso in considerazione di lamentarsi con Paolo Sorrentino, il regista, o anche di intraprendere azioni legali? “Santo cielo, no. Non dico che il film non mi abbia interessato affatto, dico solo che non mi ha particolarmente colpito. Non mi considero un eroe o un santo. Sono un uomo normale.”

“Normale”, comunque, è l’unica cosa che Andreotti non è, come emerge con forza drammatica da questo film lirico e spesso ferocemente pungente di Sorrentino, che ha vinto il Prix du Jury al Festival di Cannes lo scorso anno. I suoi numerosi soprannomi parlano da soli: Il Divo Giulio (da Divus Iulius, il soprannome di Giulio Cesare) ma anche Belzebù, il principe delle tenebre, la Volpe, il Gobbo (“forse se avessi fatto più esercizio da giovane la mia figura sarebbe diversa,” ha sottolineato).

(…) Non ha mai detto che bisogna essere cattivi per fare il bene? “No, no. Non è assolutamente vero. Il male è il male e il bene è il bene. È una scusa ipocrita da parte di chi ha fatto il male e cerca di giustificarsi. È famoso per aver affermato che “Il potere logora chi non ce l’ha” – una frase usata nel Padrino III – ma dice di non aver mai usato il suo potere per arricchirsi.

L’episodio che lo perseguita maggiormente – e caratterizza principalmente Il Divo – è la morte di Moro per mano delle Brigate Rosse, che è ancora avvolta nel mistero dopo 30 anni. Ha negato i rumori secondo cui come primo ministro avrebbe potuto fare di più per salvare Moro. “Moro ed io eravamo molto vicini,” dice. “Gli sono succeduto nella carica di preside dell’Università Cattolica. Era un uomo molto complicato, molto intelligente, una figura affascinante. Le Brigate Rosse non erano numerose, come risultò, ma erano molto motivate. Volevano distruggere il capitalismo”

Una teoria è che molti dei misteri irrisolti dell’Italia del dopoguerra siano collegato a oscuri complotti per impedire ai comunisti di guadagnare potere in una nazione occidentale strategicamente vitale: dopo tutto, nel 1990 lo stesso Andreotti riconobbe l’esistenza di “Gladio”, un corpo militare segreto anticomunista che infiltrò le elite italine.

“Questo è semplicistico,” ribatte Andreotti “la Democrazia Cristiana combinò I suoi valori e convinzioni con la necessità di difenderci dal comunismo internazionale, questo semmai è vero. Il pericolo comunista esisteva sul serio. Non è un segreto che i Comunisti Italiani e alcuni sindacati di sinistra fossero supportati non solo ideologicamente, ma anche finanziariamente da Mosca.”

E il Vaticano? Sul suo comodino il vero Andreotti ha una fotografia che lo ritrae con papa Benedetto XVI e immagini di Gesù e della Vergine Maria. “Il Vaticano ha una qualche influenza con con certi gruppi e persone nella vita italiana, ma io credo che moltr persone rispettino il VAticano e non cradanoche il papa interferisca troppo” Ben lungi dal piegarsi ai desideri del Vaticano, a volte ne ha tenuto conto, dice. (…)

Benjamin Secher, sul Daily Telegraph, ricorda l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli:

Il vero Andreotti, oggi 90enne e senatore a vita nel parlamento italiano, non è estraneo ad accuse criminali. Nel 2002, dopo un decennio di udienze, fu condannato a 24 anni di carcere perché giudicato mandante nel 1979 dell’assassinio di un giornalista italiano che aveva dichiarato di essere sul punto di dimostrare i suoi legami con la mafia. Un anno dopo, la condanna fu ribaltata dalla massima corte italiana d’appello. Nel 2003, una corte d’appello siciliana confermò l’assoluzione di Andreotti per l’accusa di associazione mafiosa, ma solo sulla base della scadenza dei termini di prescrizione. I giudici conclusero che, prima del 1980 (troppi anni prima per cadere nella giurisdizione della corte), c’è stata una”concreta collaborazione” tra Andreotti e Cosa Nostra. Il sospetto, lo scandalo e una moltitudine di nomi ambigui gli sono rimasti aggrappati da allora.

Ancora Owen su The Times:

Un uomo della Mafia, dunque? No, dice Andreotti: dopo tutto, lui stesso ordinò misure contro Cosa Nostra. “Comunque, io sono nato a Roma e vivo a Roma. Abbiamo le nostre bande criminali a Roma, ma non sono Cosa Nostra.” Non sta dicendo la verità, suggerisco: dopo tutto, la Democrazia Cristiana venne sostenuta dai voti della Sicilia, proprio come lo è oggi Forza Italia di Silvio Berlusconi. “Si, si,” borbotta. “I siciliani sono pieni di entusiasmo, lo sai. Gente calda.”

Written by pierpaolocaserta

marzo 20, 2009 a 8:45 am

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