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Una fine crudele per chi chiede asilo all’Italia

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Tana de Zulueta su The Guardian denuncia La violazione dei diritti e delle convenzioni internazionali e il silenzio complice di Bruxelles

(…) Dopo che più di 500 persone sono state intercettate e mandate in Libia, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha fieramente salutato una “svolta storica” nelle politiche italiane sulla gestione dell’immigrazione. Tutto merito, ha dichiarato, dell’accordo firmato l’anno scorso con il governo libico.

L’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) e un portavoce del Vaticano hanno lanciato, invano, un appello alle autorità italiane, affinché desistano dal deportare in Libia i migranti intercettati in mare aperto, adducendo il rischio di negare, così facendo, la protezione chi chiede legittimamente asilo politico. Tra le 200 persone a bordo dell’ultima imbarcazione fermata, la maggior parte dei cui passeggeri erano africani, c’erano anche due donne incinte e due bambini piccoli.

Non è stato assolutamente umano, ma è stato legale? Non secondo António Guterres, l’Alto commissario dell’UNHCR, che ha chiesto all’Italia di riportare indietro i richiedenti asilo deportati, in modo che le loro richieste potessero essere prese in esame secondo le leggi italiane. Il suo appello è stato appoggiato dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon.

Ma siamo in periodo elettorale e Silvio Berlusconi e il suo governo di destra hanno messo la lotta all’immigrazione clandestina al centro della loro campagna per le elezioni Europee. Se il Vaticano chiama, normalmente Berlusconi risponde, specialmente quando il papa chiede di limitare le libertà civili, per esempio negando alle coppie omosessuali il diritto di unioni civili o cercando di negare il diritto di morire a una donna in stato vegetativo. Ma il primo ministro ha fatto orecchie da mercante alla richiesta della chiesa cattolica di adottare politiche più umane e inclusive nei confronti degli immigrati. Berlusconi ha dichiarato che continuerà a rimandare indietro le navi in Libia perché non vuole che l’Italia diventi una “società multi-etnica”.

Berlusconi può permettersi di ignorare i richiami sia delle Nazioni Unite che della Chiesa perché non avrà mancato di notare un silenzio complice di Bruxelles. La Commissione europea sa molto bene che la Libia non ha politiche di asilo e che ha deportato richiedenti asilo africani nei loro Paesi d’origine anche quando rischiavano di essere perseguitati. Cionondimeno il portavoce della Commissione continua ad evadere le domande sulla legalità delle ultime azioni dell’Italia. Jacques Barrot, the per la giustizia e gli affar interni, conosce il partito di Berlusconi, appena fusosi con il suo alleato prima post-fascista, verosimilmente ingrosserà le fila del People’s Party in Europa. Lo stesso gruppo ha già promesso al presidente della Commissione Manuel Barroso il suo supporto per un secondo mandato.

Suona tutto molto familiare. I governi europei non non hanno voluto apparire morbidi sull’immigrazione clandestina e hanno permesso a Berlusconi di deportare sommariamente oltre 1000 persone in Libia nel 2004. Ancora una volta, Antonio Lana, l’avvocato che ha perorato la causa di 17 uomini a Lampedusa, crede di dover denunciare ciò che considera una seria rottura delle convenzioni europee in materia di diritti umani, che vieta esplicitamente di deportare persone in Paesi dove rischiano la persecuzione. Questa volta, grazie a un’organizzazione per i diritti umani che lavora in Libia, Lana ha appena ricevuto una richiesta scritta di 24 richiedenti asilo dalla Somalia e dall’Eritrea che erano stati rimandati in Libia la scorsa settimana per rappresentarli con una dichiarazione di protezione da parte della Corte Europea dei diritti umani. I parlamentari europei sono in ascolto?

Written by pierpaolocaserta

maggio 18, 2009 a 8:29 am

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