STAMPA ESTERA blog

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Stampa anglosassone e potere. Qualche opportuno distinguo.

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Perché dovremmo prendere sul serio, e molto, la stampa anglosassone. Specialmente quando parla di noi.

“Dagli inglesi non abbiamo nulla da imparare”, dice qualcuno rinchiudendosi in uno sprezzante orgoglio nazionalista. È un giudizio monolitico. Anche io ho avuto a che fare con una certa, forse tipica arroganza inglese, solo mascherata con quella placida calma che a volte caratterizza la malafede dei dominatori.

A molti l’Inghilterra non è simpatica perché l’imperialismo, e l’ideologia razzista che l’ha sostenuto, è una colpa storica grave – e per altro non tramontata, ma solo aggiornata nelle sua veste neoliberista.

Questa avversione verso gli atteggiamenti più deteriori della supremazia anglosassone spinge molti, per reazione, a rispedire al mittente anche le critiche che la stampa anglosassone ci rivolge, con sempre maggior insistenza e crescente preoccupazione, ravvisando nella situazione italiana una chiara anomalia democratica.

Si tratta, in realtà, di un atteggiamento talmente diffuso, da aver indotto di recente anche un autore come Gennaro Carotenuto, certamente non sospettabile di simpatie nei confronti della maggioranza che governa l’Italia, né tanto meno nei confronti degli aspetti più illiberali della stessa, a scrivere cose che starebbero al loro posto su Il Giornale o su Libero. Come quelle che riporto di seguito:

“Come diceva il vecchio Teodoro Roosevelt, Silvio Berlusconi “è un figlio di puttana ma è il nostro figlio di puttana”.

Pertanto non permetterò a nessun giornale britannico, un paese che è arrivato al degrado di farsi governare da Margaret Thatcher e Tony Blair, guerrafondai, amici di dittatori, bugiardi professionali, affamatori di popoli, di insultare il primo ministro del mio paese, per quanto io stesso possa disprezzarlo.

Mi risulta pertanto particolarmente insopportabile il provincialismo e il colonialismo mentale della stampa di centro-sinistra italiana che dà credito fino a fare la ola ad un foglio come il “Financial Times”, un giornale fiancheggiatore di tutti i crimini del neoliberismo, perché questo definisce Silvio Berlusconi “un pericolo per l’Italia”. Un po’ di dignità!”

A me pare che la nota di Carotenuto contenga due principali e distinti argomenti, uno dei quali è, per conto mio, del tutto condivisibile, mentre l’altro mi trova molto distante. Il primo argomento è l’esortazione a non eccedere in zelo esterofilo, quando il problema politico è, dovrebbe essere, quello di costruire un progetto politico credibile e propositivo. È un’esortazione rivolta esplicitamente alla stampa di centro-sinistra e, tra le righe, al ceto politico, che mi sembra condivisibile.

Ciò che invece non mi appare condivisibile è il secondo argomento, teso a non operare distinguo tra i crimini coloniali e neoliberisti commessi dall’Inghilterra e l’atteggiamento di condiscendenza, da cui l’accusa di ipocrisia, rivolta alla stampa inglese nella sua totalità. Tra le due cose, infatti, non esiste alcun automatismo, anche se ovviamente sono esistite, per esempio tra la politica e il giornalismo inglese, ed esistono della indiscutibili convergenze. Ma esistono e sono esistite anche, e largamente, opposizioni e dissonanze.

L’Inghilterra non è stato l’unico Paese ad essersi lanciato nell’avventura di dominio, che ha fatto sì che ancora oggi il nord del mondo tenga il sud, senza alcuna giustificazione, in una condizione di inferiorità e di povertà. Ma è certamente stato il più efficace nel realizzarla, almeno fino all’età vittoriana e oltre, cedendo gradualmente questo primato, conseguito grazie a soprusi, crimini e sfruttamento, agli Stati Uniti. Su questo credo che non ci debbano essere dubbi, e certamente non ne io.

Ma il punto è che quando si parla della stampa inglese e del modo in cui vede l’Italia, tutto questo non c’entra. Al contrario, da questa stampa abbiamo molto da imparare.

L’idea, tutta anglosassone, che il giornalismo debba essere il “cane da guardia” del potere, ha molto poco a che vedere con la tradizione imperiale, anzi largamente le si oppone.

Ebbene, la stampa inglese, ma anche molti storici, ritengono che l’Italia viva un’anomalia democratica potenzialmente confrontabile, per la sua gravità, con quella da cui scaturì il fascismo

Possiamo rispedire con sprezzo al mittente queste critiche, ma forse prima varrebbe la pena di riflettere sul fatto che esse si ritrovano sulla stampa inglese come riflesso di una più perspicua riflessione storiografica, che può essere sintetizzata dalle recenti parole dello storico britannico Cristopher Duggan su The Independent:

La fusione dei partiti [FI e AN nel PdL] significa l’assorbimento delle idee del post-fascismo nel partito di Berlusconi . della tendenza a non vedere una distinzione morale e in ultima analisi politica tra coloro i quali supportarono il regime fascista e coloro i quali supportarono la Resistenza. In questo modo il fatto che il Fascismo fosse belligerante, razzista e illiberale viene dimenticato. C’è un coro strisciante dell’opinione pubblica secondo cui il Fascismo non è stato in fondo così male.

Gli argomenti che si leggono sulla stampa inglese (e certamente non solo su quella di sinistra), non sono (o quanto meno non sono sempre) il parto di giornali fiancheggiatori dei peggiori crimini del neoliberismo; al contrario, attraversano tutta la stampa anglosassone, tagliando la griglia delle ideologie politiche, ed esprimendo posizioni consonanti con quelle di storici che conoscono molto bene l’Italia, come Duggan. Non vi si leggono insulti gratuiti al presidente del Consiglio italiano, ma circostanziate analisi.

Penso che faremmo bene, allora, a prenderle molto sul serio, non confondendo cose che sono ben distinte.

Non da ultimo, rivolgersi alla stampa anglosassone è oggi più che mai utile, se consideriamo che il recente rapporto Freedom House colloca l’Italia al 73esimo posto nel mondo per la libertà d’informazione.

Semmai, sarebbe il caso di ricordare più spesso che questa stampa non si è mai limitata, da un anno a questa parte, ad analizzare i rischi per la democrazia rappresentati dal cavaliere: ha anche richiamato l’attenzione sulla complementare inadeguatezza dell’opposizione.

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Written by pierpaolocaserta

giugno 13, 2009 a 2:23 pm

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