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Daily Telegraph: “Incredibile che sia ancora primo ministro”; The Times: “B è un’esasperazione del maschilismo italiano”

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Come è facile immaginare, sulla stampa estera si contano in questi giorni innumerevoli interventi sulla situazione politica italiana, sulla sopraggiunta debolezza della leadership del cavaliere e sui numerosi scandali che lo circondano.

Come sempre, ho cercato di riportare quei commenti che si distinguono per il taglio di analisi politica e culturale. Per altro, ed è inevitabile, non sempre condivido queste analisi punto per punto. Ma in molti casi le condivido globalmente, e in ogni caso credo che ci sottopongano degli (ulteriori) elementi di riflessione, anche per il solo fatto che spesso le cose, viste dall’esterno, appaiono più chiare e più nitide.

Ecco di seguito una breve rassegna della stampa inglese, della settimana che si sta concludendo.

Ciò che continua a lasciare perplessi molti osservatori, specialmente anglosassoni, abituati a ben altra morale pubblica, è che il premier sia ancora, malgrado tutto, al suo posto. Per dirla con le semplici parole di Tobias Jones sul Daily Telegraph di ieri: “A molti di noi sembra incredibile che Silvio Berlusconi sia ancora il primo ministro italiano”; a dire il vero, lo stesso quotidiano ha dedicato negli ultimi giorni molto spazio alle vicende italiane: qualche giorno fa Nick Squires rilevava la sopraggiunta debolezza della leadership del cavaliere, scrivendo:, “Mentre aumentano gli scandali sessuali intorno a lui, il primo ministro italiano appare sempre più vulnerabile (Daily Telegraph 22/06)”

In ogni caso, convinto come sono che il berlusconismo sia un fenomeno non solo politico, ma culturale, mi pare siano interessanti alcune analisi di natura antropologica, che la situazione italiana sta sollevando con sempre maggior frequenza, come quella che si leggeva recentemente sul Times, a firma Sarah Vine, di cui riporto un ampio passaggio:

B. è un’esasperazione del maschilismo italiano

E che dire del ruolo della donna italiana?? Nell’essenza, l’Italia è una delle poche società matriarcali rimaste in Occidente, un Paese dove le donne, ben lungi dall’essere le vittime, incapaci e sfruttate, della supremazia predatoria maschile, sono al centro delle principali decisioni della vita di tutti i giorni.

Dalle piccole aziende a conduzione familiare fino agli imperi mondiali della moda, sono tanto potenti e di successo quanto lo sono ovunque, se non di più. Semplicemente, se ne occupano in maniera differente.

Il gioco di potere latente  riguarda che cosa sia davvero il femminismo in Italia. Non è, infatti, femminismo nel senso tradizionale della parola, ma un trionfo del femminile. Diversamente dalla Gran Bretagna, che per tradizione è una società genuinamente patriarcale, l’Italia si è sempre trovata più a suo agio con l’idea della donna forte. Non necessariamente in pubblico, ovviamente — ma in privato, ragazzi, esiste eccome.

Nelle piccolo aziende familiari, sono spesso le madri e le figlie che prendono le decisioni importanti mentre i figli guidano le macchine veloci e si pavoneggiano in giro elegantemente vestiti.

 Dietro a ogni uomo di successo italiano c’è una madre, una sorella o una moglie scaltra, che controlla i suoi conti e tiene costantemente gli occhi aperti per evitare problemi.

Pensa a queste donne, se ti piace, come a delle leonesse: fieramente protettive, eminentemente capaci, terribili se provocate ma,per qualche ragione ancestrale, abbastanza felici di permettere ai loro machi inetti di mentire tutto il giorno alla luce del sole(…)

Ah si, quasi vi sento dire, ma cosa dire del fatto che così tante donne italiane si mostrano vestite come conigliette di Playboy? (…) Strano? Non direi, molto semplicemente molte donne italiane sono così (da questo punto di vista vivere in Gran Bretagna è molto più semplice: puoi indossare scarpe senza tacco al lavoro). Ma posso assicurarvi una cosa: non lo fanno per I loro uomini. Lo fanno per se stesse.

E allora, tornando a Berlusconi. Un uomo sciocco e anziano, viziato da un’intera nazione di uomini viziati e donne viziate. In un Paese dove la politica è spesso un affare sinistro e mortale (vedere Il Divo,il film di Paolo Sorrentino del 2008, sulle connessioni con la mafia di uno dei predecessori di Berlusconi, Giulio Andreotti, su questo aspetto), un po’ di patetica spazzatura potrebbe sembrare semplice da superare.

In ogni caso, sospetto che questa l’Italia non la lascerà passare. Perché c’è una cosa che gli italiani non possono sopportare. Già tutti i giornali italiani ne stanno parlando, e la cosa diverrà ancor più ineludibile mano a mano che si avvicina il vertice del G8 a L’Aquila il mese prossimo:l’umiliazione da parte dei media esteri. Uno scandalo di Mafia ha almeno un certa dignità cinematografica; ma essere sorpreso con i pantaloni abbassati davanti al mondo intero è soltanto una gran brutta figura. E questo, in Italia, è un peccato davvero imperdonabile. (…)

Interessante anche l’analisi politica di Guy Dinmore sul Financial Times (25/06), incentrata sulla debolezza della leadership del cavaliere e sui possibili scenari. Nell’articolo di Dinmore si possono leggere alcune osservazioni che mi sembrano molto pertinenti:

Importanti alleati nella coalizione di centro-destra stanno già prendendo in considerazione un futuro politico senza quello che è stato a lungo il loro leader

 Dinmore sottolinea la solitudine del cavaliere, argomentando che, in effetti, ormai si espongono a difenderlo esplicitamente soltanto quelli le cui fortune politiche sono strettamente legate alla sua permanenza al potere. Potrebbe essere davvero l’inizio di una fase discendente della parabola politica del cavaliere? O le pressioni che ormai da più parti vengono esercitate, potrebero indurlo a dimettersi?  La cosa in realtà è molto dubbia, e non solo per la nota ostinazione del cavaliere; Dinmore ne individua molto chiaramente la ragione più profonda.

 (…) Ma come un potentato medio-orientale che non può pemrettersi di abandoinare la scena, gli analisti notano un solo serio ostacolo alle dimissioni, a parte la ben nota ostinazione di Belrusconi. La sua immunità giudiziaria, garantita dall’ampia maggiornaza in Parlamento, dura fintanto che lui rimane in carica.

Written by pierpaolocaserta

giugno 28, 2009 a 9:01 pm

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