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The New York Times: questa volta l’Houdini della politica italiana potrebbe non riuscire a cavarsela

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Nel corso degli anni, il primo ministro Silvio Berlusconi ha meravigliato gli italiani con i suoi poteri alla Houdini, sfuggendo alle più complicate trappole della politica e riprendendosi quando tutte le probabilità erano contro di lui.

Ma questa volta, mentre la crisi politica si aggrava e sembra pronta a far cadere il governo in poche settimane, c’è qualcosa di notevolmente diverso in Italia.

Come si potrebbe raccontare?

Perché i suoi ex fedelissimi, che non lo abbandonarono quando perse il potere nel 2006, ma che ora fiutano la debolezza politica nel modo in cui un cane annusa la paura, hanno visibilmente iniziato a riposizionarsi in attesa del prossimo capitolo – quando Berlusconi verosimilmente non sarà più il leader.

“E ‘una vecchia tradizione italiana che il tenore è idolatrato fino a quando la gente non inizia a fischiarlo”, ha detto Beppe Severgnini, un critico di lunga data di Berlusconi, il cui ultimo libro cerca di spiegare il leader italiano agli stranieri.

Questo mese, i fischi sono cominciati. E sono partiti dall’alto, con Gianfranco Fini, il cofondatore del Popolo della Libertà, che lunedì scorso ha ritirato quattro membri del governo. Questa mossa ha formalizzato una crisi che era iniziata quando Berlusconi lo aveva cacciato dalla coalizione nel mese di luglio, pagando con la perdita della maggioranza parlamentare.

Ma ogni giorno, le defezioni – o le defezioni percepite – si moltiplicano.

La scorsa settimana, Vittorio Feltri, un fedelissimo di lunga data di Berlusconi direttore de Il Giornale, un quotidiano di proprietà del fratello di Berlusconi, ha rilasciato un’intervista singolare a un giornale rivale, nella quale criticava Berlusconi. “E ‘stanco e confuso”, ha detto Feltri in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, un nuovo quotidiano di sinistra. “Non ha fatto molte cose che avrebbe dovuto fare”.

(…) Oggi, politici e altre figure pubbliche che fino a questo mese sono rimasti incredibilmente in silenzio sulla mancanza di competitività dell’Italia, sulla bassa produttività, sul debito elevato, sulla fuga dei cervelli e sull’evasione fiscale, tra le molte altre questioni, hanno cominciato a parlare apertamente.

Il momento della verità per Berlusconi arriverà a metà dicembre. Il 10 dicembre entrambe le camere del Parlamento saranno chiamate a votare, e probabilmente approveranno, il bilancio per il 2011 Berlusconi dovrebbe comparire davanti ad entrambe le Camere del Parlamento il 13 dicembre – e 14 dicembre dovrà affrontare un voto di fiducia ad entrambe le Camere, che potrebbe far cadere il governo.

Lo stesso giorno, in Italia la Corte Costituzionale dovrebbe pronunciarsi in merito alla costituzionalità della legge che gli concede l’immunità dai procedimenti giudiziari.

Ma in un paese dove la politica di potenza è giocata ai massimi livelli, con tanta fantasioso gioco di gambe e finti infortuni quanti ce ne sono ai campionati mondiali di calcio, la partita non è finita. (…)

Rachel Donadio su The New York Times, 17/11/2010
Articolo originale qui

Written by pierpaolocaserta

novembre 22, 2010 a 9:27 am

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