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Il grande sopravvissuto italiano si aggrappa al potere

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Alcuni passaggi di un editoriale del Financial Times. La vignetta, invece, è di Joep Bertrams per il quotidiano olandese Het Parool.

Silvio Berlusconi deve avere unghie forti. Tra la violenza nelle strade di Roma e le scazzottate in parlamento, il primo ministro italiano si è aggrappato al potere con il più stretto dei margini. Martedì scorso, ha superato una mozione di sfiducia con 314 voti a 311. È un risultato negativo per tutti gli interessati.

Berlusconi può sforzare di prsentarsi come colui il quale ha sconfitto l’intrigo di questa settimana. Ma ha conseguito niente di più di una vittoria di Pirro. Ha perso la maggioranza assoluta alla Camera e un numero considerevole di suoi ex alleati ora siede all’opposizione. Questo renderà impossibile governare. Mentre i mercati del debito europei sono piuttosto nervosi, l’Italia non avrebbe davvero bisogno di un indebolimento del processo decisionale della politica.

Berlusconi ha due opzioni. Potrebbe dimettersi, nel tentativo di forzare elezioni anticipate. Oppure può tentare di allargare la sua coalizione. La sua preferenza va alla seconda opzione: martedì ha dichiarato di essere aperto a un’alleanza con i centristi dell’Udc, guidati da Pier Ferdinando Casini.

L’Udc ha respinto le sue aperture. Così Berlusconi dovrà andarsi a cercare i politici individualmente e convincerli a tornare con lui. La sua performance di questa settimana suggerisce che può riuscirci. Ma questa non è certamente una ricetta per un governo efficace o stabile.

(…) Eppure, anche se il governo è nel fango, i suoi oppositori hanno poco da festeggiare. La loro incapacità di trarre vantaggio dalla sua stagnazione non fa che sottolineare il disordine in cui versano. Nonostante abbia spinto per voto di sfiducia, Gianfranco Fini, presidente della Camera e alleato di Berlusconi trasformatosi in nemico, ha visto quattro del suo gruppo votare per salvare il governo. Fini deve ora affrontare richieste di dimeteersi da presidente della Camera.

Ma la grande sconfitta, come spesso accade con la leadership farsesca di Berlusconi, è l’Italia. La violenza che ha accompagnato il voto di martedì è stata la peggiore dagli Anni Settanta. Oltre ai danni, però, c’è la paralisi politica che il voto protrarrà.

La settima potenza economica al mondo ha bisogno di riforme. Un giovane su quattro è disoccupato, la crescita è meno che anemica; il debito pubblico ha toccato € 1,800 miliardi di euro. Berlusconi ha dimostrato al di là di ogni dubbio di essere incapace di affrontare queste sfide. La tragedia dell’Italia è che non è emerso nessuno in grado di scacciarlo.

Financial Times, 15/12/2010

Written by pierpaolocaserta

dicembre 21, 2010 a 2:31 pm

Pubblicato su Financial Times, Italia

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