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Proteste in Egitto: Israele teme che la rivolta possa mettere a rischio il trattato di pace

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Ian Black su The Guardian

http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/31/israel-egypt-mubarak-peace-treaty-fears

La preoccupazione di Israele nei confronti della rivolta popolare in Egitto non riguarda semplicemente gli affari interni di un paese vicino, ma la questione strategica del suo trentennale trattato di pace con il più grande paese arabo, che una volta era il suo acerrimo nemico.

Il primo ministro, Benyamin Netanyahu, avrebbe ordinato al suo governo di astenersi dal commentare pubblicamente il dramma in corso, e di limitarsi a dichiarare che il trattato deve essere rispettato. Ma, come riferito oggi da Haaretz, il governo sta cercando di convincere gli Stati Uniti e l’Unione europea a smorzare i toni critici nei confronti di Hosni Mubarak allo scopo di mantenere la stabilità nella regione, anche se Washington e i suoi alleati hanno manifestato il desiderio di una “transizione ordinata”, che quasi certamente il premier non potrà ignorare.

Se la democrazia è il punto per le strade del Cairo, la stabilità è l’interesse primario di Israele. Difendere il trattato e le sue clausole militari è la questione chiave, ma essa è strettamente connessa alla politica interna dell’Egitto e, se il sistema si allarga, a un probabile ruolo futuro per i Fratelli Musulmani e altri gruppi di opposizione.

Mubarak, che comandò le forza aeree egiziane durante la sconfitta subita nel 1967 da Israele, ereditò il trattato quando il suo artefice, Anwar Sadat, venne assassinato da un jihadista, nel 1981.

Israele l’ha sempre considerata una “pace fredda”, comunque essa ha neutralizzato il più grande nemico arabo del paese dopo quattro guerre combattute tra il 1948 e il 1973 e garantito la sicurezza sul suo lungo confine meridionale, in cambio della restituzione della penisola del Sinai e della distruzione degli insediamenti.

Da allora ha resistito , nonostante l’invasione israeliana del Libano nel 1982, l’Intifada palestinese del 1987 e del 2000 e la guerra a Gaza nel 2008-09. L’Egitto ha svolto un ruolo chiave a sostegno dell’OLP di Yasser Arafat e ha continuato a sostenere l’Autorità palestinese di Mahmoud Abbas e Fatah nella sua lotta contro gli islamisti di Hamas, cercando di giungere ad una riconciliazione tra i due, senza tuttavia riuscirci.

Per l’Egitto, il tornaconto della pace è stato il generoso sostegno finanziario e militare degli Stati Uniti, che considerano ancora l’Egitto come l’asse centrale della loro strategia regionale. Israele ha legami stretti ma discreti con i servizi segreti egiziani, supervisionati dal generale Omar Suleiman, appena nominato vice-presidente da Mubarak.

Gli analisti israeliani, gli strateghi e dirigenti dell’intelligence sono tutti molto preoccupati per le conseguenze della rivolta. Lo scenario da incubo sarebbe l’abrogazione del trattato di pace sotto la spinta di un’opinione pubblica egiziana che è sempre stata ostile nei suoi riguardi, anche se probabilmente gli Stati Uniti si darebbero molto da fare per impedirlo.

“Il crollo del vecchio regime del Cairo, se avverrà, avrà delle conseguenze enormi, e specialmente negative, per la posizione di Israele nella regione”, ha osservato l’esperto militare di Haaretz Amos Harel. “Nel lungo periodo, potrebbe mettere in pericolo i trattati di pace con Egitto e Giordania, che rappresentano il più importante asse strategico dopo l’appoggio degli Stati Uniti.”

Nei media israeliani vi sono segni di un gioco d’accuse iniziato intorno alla questione su “chi ha perso l’Egitto”, con il dito puntato sulla tanto decantata comunità d’intelligence del paese. Meir Dagan, fino a poco tempo capo del servizio segreto del Mossad, è stato citato in un documento americano pubblicato da Wikileaks per aver dichiarato che il regime del Cairo era stabile. Aviv Kochavi, il nuovo capo dell’intelligence militare, ha fatto una diagnosi simile non più tardi della settimana scorsa. Il precedente temuto dagli israeliani è è il rovesciamento dello Scià compiuto dalla rivoluzione islamica in Iran nel 1979, un terremoto politico che cambiò il Medio Oriente per sempre.

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Written by pierpaolocaserta

gennaio 31, 2011 a 10:40 pm

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