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Berlusconi: Basta non è sufficiente

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Le dimissioni di Berlusconi, annunciate [e nel frattempo avvenute avvenute NdR] sono già la liberazione dallo spirito berlusconiano?

Die Zeit – 9 novembre 2011: editoriale.

di Giovanni Di Lorenzo (direttore di Die Zeit, Hamburg)

Nella traduzione dal tedesco di José F. Padova.

http://www.zeit.de/2011/46/01-Italien-Berlusconi

L’altra Italia quanto a lungo ha aspettato con ansia questo messaggio! Quanto a lungo lo hanno atteso i vicini europei, che da anni non riescono a comprendere che in un Paese apprezzato e anche amato ci possa essere un Berlusconi che può fare e disfare ciò che vuole: Berlusconi, piantala! Con i suoi modi inconfondibili, e precisamente con una riserva delle sue dimissioni piena di trucchi, rimarrebbe al suo posto fino all’approvazione di una «Legge di stabilità» (per quanto ci possa ancora essere qualcosa di stabile); ma dopo il suo colloquio col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stabilito: la fine di Berlusconi come presidente del Consiglio è suggellata. Ed è anche difficilmente immaginabile che mai egli torni a calpestare la scena politica. Qui sta il messaggio autenticamente positivo.

In Italia, dopo anni di disperazione per la situazione politica, una notizia più amara è: le dimissioni annunciate di Berlusconi in un primo momento suscitano sollievo – ma non sono una spinta di liberazione per il Paese. L’Italia non è stata capace di scuotersi di dosso con le proprie forze questo più arrogante e più terrificante di tutti i presidenti del Consiglio italiani per la sua lunga permanenza al governo,. Vi sono state proteste, ma nessuna rivolta. E soprattutto non vi è stata alcuna opposizione che sia stata in grado di rovesciare Berlusconi.

 

Il disastro italiano – un drammatico insegnamento per l’Europa democratica.

Al contrario, si deve dirlo: quest’uomo non ha ammainato le vele nel proprio Paese a causa dei suoi avversari, bensì a causa di un’opposizione fiacca e litigiosa. Alla fine sono stati piuttosto gli opportunisti del campo governativo che hanno cercato, allontanandosi, di sottrarsi alla incombente perdita del potere. E sicuramente Berlusconi stesso ha rinunciato ancora a un pezzo [del potere], questo vecchio, che da tempo non è più nelle condizioni psichiche e fisiche necessarie per evitare l’incombente bancarotta dello Stato.
Eppure Berlusconi sa benissimo che cosa lascia adesso ai suoi successori. E questo nuovo governo, perfino se, ciò che molti sperano, dovesse essere composto da cosiddetti tecnici sotto la guida di Mario Monti, altamente apprezzato ex commissario dell’Unione Europea, si troverebbe davanti la gestione di un incubo, che non è stato causato soltanto da Berlusconi e dai suoi, ma che dalla loro incapacità e dal loro tirare in lungo per anni è stato decisamente rafforzato.

Adesso non c’è assolutamente più tempo per fermarsi – la lotta italiana per il potere è troppo frenetica, troppo forte dovrebbe essere la pressione da parte dell’Unione Europea e dei mercati finanziari mondiali. Sicuramente i grovigli italiani, dall’ascesa di Berlusconi e del suo partito, venuto fuori dal suo impero [aziendale] in poi, sono una materia d’insegnamento che merita attento esame a posteriori. Come ha potuto accadere un peccato originale politico e culturale di tale fatta?

Non soltanto in Germania, ma qui da noi in particolare si è adottato un tipo di lettura che osserva specificamente il dominio di un Berlusconi come un folklore certamente sconcertante, eppure in un certo modo tipicamente italiano, paragonabile ad altre singolarità dell’Italia, come la caccia agli uccelli di passo, i bengala accesi negli stadi o lo scarico di rifiuti e carcasse di auto sui pendii e nei letti dei fiumi.

Effettivamente il disastro italiano è un tema d’insegnamento molto moderno per l’Europa democratica, una parabola per ciò che anche in altri luoghi può accadere, quando partiti populisti già andati in fallimento per la loro cattiva amministrazione (o che anche soltanto così operano) fanno nascere un vuoto di potere. Dalla passione dell’antipolitica (partitica) può uscire antidemocrazia, dalla brama di innovazione istituzionale la graduale eliminazione delle più elementari conquiste democratiche.

Sotto Berlusconi ultimamente l’Italia ha messo in pratica più un regime autoritario che una democrazia parlamentare. Leggi e decreti sono sempre serviti al suo tornaconto economico o alla sua difesa dalle azioni penali, le televisioni statali sono state ripulite dai commentatori critici e ampiamente uniformate a scopi di propaganda, la legge elettorale è stata pervertita così da assicurare a Berlusconi e ai suoi partner di coalizione una schiacciante maggioranza in Parlamento, benché essi mai avessero ottenuto la maggioranza dei voti (perciò è da sempre un’assurdità ritenere che gli italiani trovino Berlusconi positivo).
Tutto questo può presumibilmente essere annullato. Ciò che al contrario svilupperà ancora per lungo tempo il suo effetto tossico è lo spirito del berlusconismo. Esso consiste nell’abbandono anche degli ultimi resti del senso civico, nella negazione delle irregolarità più palesi, ma soprattutto: nella incultura della menzogna. Berlusconi è incriminato di un numero a due cifre di azioni penali, fra cui corruzione, falso in bilancio, falsa testimonianza {con spergiuro] ed evasione fiscale [ndt.: l’A. tralascia la corruzione di minorenni e altro ancora]. Tutto ciò sarebbe opera, così dice, di giudici comunisti ispirati politicamente. Il Paese si trova davanti al baratro per il peso dei suoi debiti? È chiaro, si tratta di panico creato dai media di sinistra e dagli oscuri poteri finanziari stranieri.

Agli italiani si può soltanto augurare di liberarsi da questo peso. Essi sono noti per essere adatti a nulla e quindi capaci di tutto – probabilmente anche di salvare il loro Paese dalla rovina economica. I loro amici e partner europei dovrebbero fare tutto il possibile per aiutarli. Ma soltanto quando Berlusconi e i suoi complici avranno sgomberato il campo.

 Giovanni Di Lorenzo (direttore di Die Zeit, Hamburg), 09-11-2011

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Written by pierpaolocaserta

novembre 15, 2011 a 2:04 pm

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