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Grecia: esodo rurale

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Da Euronews, nella mia traduzione

Link al reportage originale: http://www.euronews.net/2012/03/02/greece-a-rural-exodus/

Angeliki Mihou ha deciso di prendere in mano il suo futuro. Lo scorso anno, questa madre greca di due bambini è tornata al villaggio dei suoi genitori per avviare la sua nuova avventura… un allevamento di lumache. Di fronte all’impossibilità di trovare un lavoro ad Atene o nella città dove lavora il marito, Angeliki vive ora in un piccolo paese a 100 chilometri dalla capitale, e si augura che allevare e vendere circa tremila chili di lumache all’anno possa condurla a una vita migliore per sé e per la sua famiglia. La nuova attività, comunque, non è esente da rischi. Dopo aver investito i risparmi di una vita, circa 17mila euro, nella nuova impresa, Angelika racconta ad euronews le incertezze che si trova ad affrontare. “Non ho preso in prestito denaro e anche se avessi voluto farlo le banche non me ne avrebbero dato. Sono tutti soldi miei. Tutti i miei risparmi. Quindi spero davvero che funzionerà e farò tutto quello che posso perché funzioni.”

Angeliki è una dei 60mila greci che si sono trasferiti in campagna negli ultimi due anni. Appartiene ad un nuovo esodo greco – una generazione di giovani che, invece di andare all’estero, preferisce tornare alle proprie radici, ai villaggi rurali, alla prorpia casa e soprattutto dalla propria famiglia. Angeliki Mihou spiega che la nuova azienda agricola non sarebbe stata pensabile senza tornare da suo padre: “Mi serviva un terreno, non avrei potuto fare ciò senza questa terra che appartiene a mio padre. Inoltre avevo bisogno di aiuto con i bambini, e di supporto finanziario. Proprio ora, mio padre ci sta aiutando e non ce l’avrei potuta fare senza di lui”. Circa la metà degli 11 milioni di greci vivono ad Atene, dove si stima che un abitante su due sia giunto migrando dalle campagne; un’emigrazione iniziata nel clima del secondo dopoguerra ma che ha toccato l’apice quando la Grecia si è unita alla Comunità Ecomomica, nel 1981, oggi Unione Europea. Membro dell’eurozona, Atene ha vissuto un boom dei consumi e di prestiti che ha cambiato il volto della città.

Oggi, Atene non incarna più la speranza di una vita migliore, piuttosto è l’icona della crisi dell’eurozona; una città che sta affondando sotto il peso dei tagli al bilancio, ai salari, delle tasse elevate, e dell’aumento di disoccupazione e povertà. Sebbene le statistiche dicano che il 70% dei greci possieda un’abitazione di proprietà, le associazioni di volontariato sostengono che il numero dei senzatetto è aumentato del 25% negli ultimi due anni. Nel medesimo arco di tempo, anche le manifestazioni sono diventate fin troppo familiari, mentre sono cresciute frustrazione e rabbia all’indirizzo sia dei governi precedenti che di quello attuale, con il debito del Paese che ha superato i 300 miliardi di Euro. La crisi ha costretto i greci a stringere i denti per poter beneficiare di un nuovo piano di salvataggio UE / FMI per 130 miliardi di euro. Nonostante le proteste, molti sia dentro che fuori della Grecia, sostengono che le misure di austerità fossero l’unica via per scongiurare una crisi ancora peggiore.

(…) Ma per un numero crescente di greci, povertà e miseria sono il presente. Alexandra Lekke insegna ad Atene. Sia lei che il marito si sono visti decurtare gli stipendi del 20% nell’ultimo anno. Il suo salario è passato da 1.400 a 1.100 euro al mese. Malgrado ciò sostiene di essere tra i più fortunati, non avendo un mutuo, ma crede che il default della Grecia sia quasi inevitabile: “Credo che la cosa più triste circa i tagli, e ciò che produce rabbia e dolore, sia la sensazione che tutti questi tagli non stiano portando da nessuna parte, che i sacrifici si stanno facendo invano perché abbiamo tagli su tagli e ancora tagli, eppure i prezzi continuano a salire, nei supermercati come ovunque. Mio marito ed io abbiamo perso circa 3000 euro a testa lo scorso anno, ma credo che alla fine del tunnel non vi sia alcuna speranza.

Euronews: “Avete mai considerato la possibilità di trasferirvi all’estero?” Alexandra Lekke: “Guardi, io ho mia madre qui, e molte volte ho pensato al Canada,perché il resto della famiglia è in Canada e conducono una vita facile, tranquilla e serena, ma non riesco a decidermi, perché ho 45 anni, e a volte mi sento molto stanco.”

Il paesino di Levidi, con una popolazione di 800 persone, si trova a circa due ore di macchina da Atene. Molti dei suoi abitanti hanno lasciato il paese per andare a studiare o a lavorare ad Atene o all’estero, ma oggi alcuni stanno tornando per stabilirvi nuove imprese.Konstantina Papanastasiou è cresciuta ad Atene ed è rientrata prima che scoppiasse la crisi, per trasformare casa di suo nonno in un Bed & Breakfast. Con l’aiuto dei suoi genitori e con il 40% di finanziamento da parte dell’Unione Europea, la sua attività è stata aperta al pubblico negli ultimi tre anni. É sposata e ha un bambino piccolo. Anche se le piccole imprese sono considerate la spina dorsale dell’economia della Grecia, Konstantina denuncia che le misure di austerità stanno colpendo le persone sbagliate. Paga 800 euro al mese di prestiti bancari e assicurativi, mentre l’IVA da sola è passata dal 9% del 2010 al 23% Per Konstantina, la prospettiva di uscire dall’eurozona non è attraente: “Al punto in cui siamo ora, penso che abbandonare l’eurozona sarebbe catastrofico. Vi sarebbe una disparità enorme, la dracma causerebbe inflazione e non saremmo in grado di acquistare nulla. A questo punto, penso che sia meglio restare nell’euro, per evitare una situazione ancora peggiore e per cercare di ripagare i nostri debiti “.

Sul lato opposto della piazza del paese, il marito di Konstantina gestisce un bar e un ristorante, e ha trasformato un terreno di famiglia in un albergo vicino alla stazione sciistica locale. Sebbene gli affari abbiano subito lo scorso anno una flessione del 40%, Kostas condivide con sua moglie l’opinione che riportare la vita nell regioni rurali della Grecia sia la chiave per un futuro migliore. Kostas Papanastasiou ha dichiarato ad euronews: “Credo che le cose andranno sempre peggio. In un anno o un anno e mezzo, la disoccupazione salirà dal 20% al 40%. Ecco perché penso che l’unica soluzione sia l’immigrazione all’interno del paese. Coloro i quali vivono ad Atene o in altre grandi città dove non riescono a trovare lavoro dovrebbero tornare ai villaggi d’origine e iniziare qualcosa, creare qualcosa, fare qualcosa non solo per se stessi, ma anche per aiutare il loro paese “.

Quello di fare affidamento su se stessi è un sentimento che si sta diffondendo rapidamente tra molti greci, soprattutto tra le giovani generazioni deluse dalla classe dirigente del paese. Angeliki Mihou ignora quello che accadrà, ma è sicura che ripetere gli stessi errori già commessi non salverà il suo paese: “Non so cosa accadrà. O il tutto raggiungerà un punto di rottura ed esploderà, e allora chissà cosa succederà. Oppure, miglioraremo le cose da soli, poco per volta, e questa è la cosa migliore che potrebbe accadere: capire come è stato possibile arrivare fino a questo punto, e partire da questa consapevolezza, per cercare di cambiare ” Mentre i politici in tutta l’UE stanno promuovendo piani di austerità per porre fine alla crisi dell’euro, Angeliki ha trovato potenziali acquirenti per le sue lumache. Un segno, anche se piccolo, che lentamente, i greci si stanno riappropriando del loro futuro.

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Written by pierpaolocaserta

marzo 3, 2012 a 1:16 pm

Pubblicato su Euronews, Grecia

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