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La festa è finita

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Articolo originale: “The party’s over”*, da The Economist del 3 marzo 2012

http://www.economist.com/node/21548982

La popolarità del governo di Mario Monti preoccupa i partiti tradizionali

Per un momento tutto è sembrato di nuovo come ai vecchi tempi. L’ex presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, stava protestando la sua innocenza quasi cristianamente (descrivendo il suo processo come un “Calvario”), i pubblici ministeri lo avevano accusato di aver corrotto il suo avvocato inglese, David Mills; i giudici non sono riusciti ad emettere una sentenza chiara. Nel processo che Berlusconi, si è detto, ha temuto più di tutti, un tribunale ha stabilito che le accuse erano cadute in prescrizione, grazie ad uno statuto di limitazioni. La corte suprema d’appello italiana è giunta alla medesima conclusione su Mills nel 2010. Ma i giudici di Milano non si sono pronunciati sulla colpevolezza di Berlusconi, lasciando quella che persino il suo vecchio alleato, il leghista Umberto Bossi, ha definito “una cattiva impressione”.

Eppure tutto questo, per quanto possa aver richiamato alla mente i giorni che hanno preceduto le dimissioni di Berlusconi dalla carica i primo ministro, nel mese di novembre, evidenzia in realtà quanto profondo sia il cambiamento. Il suo populismo marchiano, i grossolani attacchi alla magistratura e le feste del bunga-bunga ora sembrano provenire da un’epoca remota di un paese lontano. Il governo tecnocratico di Mario Monti, che ha preso il posto della coalizione di destra guidata da Berlusconi, può apparire compassato  al confronto, ma agisce.

Ciò lo distingue non solo dal governo Berlusconi, ma anche dalla maggior parte dei governi che si sono succeduti dalla metà degli anni ‘90. Nei loro primi 100 giorni, Monti e i suoi ministri hanno dato un taglio agli oneri finanziari dell’Italia con un misto di misure volte ad eliminare il deficit di bilancio e a promuovere la crescita (e qualche aiuto da parte della Banca centrale europea). Hanno semplificato l’intricata burocrazia italiana. Attualmente sono in corso colloqui con i datori di lavoro e con i sindacati in materia di riforma del lavoro, che il governo potrebbe decidere di imporre, qualora le due parti non dovessero trovare un accordo.

Per gli italiani, abituati ad infinite dispute politiche, a tortuosi negoziati e a fragili compromessi, questo approccio da uomo d’affari è una rivelazione. Sebbene l’Italia sia  nuovamente in recessione, e il governo Monti abbia inflitto ulteriore sofferenza, continua ad essere popolare. Un sondaggio del ‘Corriere della Sera’ attribuisce al governo un indice di gradimento del 52%, ancora forte, dunque, anche se in diminuzione rispetto al 61% dello scorso dicembre. Inoltre, lo stesso sondaggio ha rilevato che solo l’8% degli intervistati ha fiducia nei partiti politici e il 69% non sa quale partito voterebbe alle elezioni del prossimo anno. Secondo Renato Mannheimer, autore del sondaggio, questo dimostra che il governo Monti sta sottraendo ai partiti e ai loro leader di “visibilità, centralità e prestigio”.

I politici di professione, di entrambi gli schieramenti, si trovano di fronte almeno due pericoli. Il primo è una rinascita dei movimenti di protesta, come quello guidata da Beppe Grillo, un comico e blogger, scontento dell’intero sistema. In recenti colloqui, i partiti hanno discusso una riforma della legge elettorale che dovrebbe ripristinare, almeno in parte, il legame tra i politici e i loro elettori (spazzato via da uno dei precedenti governi Berlusconi, nel 2005). Ma hanno anche discusso una disposizione per tenere i piccoli partiti fuori dal Parlamento.

L’altro rischio per i professionisti della politica è che alcuni dei ministri di Monti decidano di rimanere in politica, divenendo dei rivali formidabili per coloro i quali in precedenza decidevano o (o, più spesso, non decidevano) il destino dell’Italia. A meno che le sue fortune non mutino nel corso dell’anno che ancora gli rimane, Monti rappresenterebbe una scelta naturale per la presidenza del Consiglio, quando essa sarà vacante, nel 2013. Egli, tuttavia, ha ripetutamente negato che correrà per le elezioni politiche. Le ipotesi si concentrano, piuttosto, sul suo super-ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, ex banchiere e industriale. Ad oggi, Passera è relativamente poco conosciuto. Ma questa circostanza è destinata a cambiare, non appena l’accento della politica si sposterà dalla riduzione del disavanzo alla crescita.

*il titolo originale gioca sulla doppia accezione “party” festa e “Party” partito

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Written by pierpaolocaserta

marzo 4, 2012 a 10:14 am

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