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The Economist: bene Monti, ma il vero problema è la crescita

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COME CI VEDONO – Come è ampiamente noto, a guardare quanto scrive molta stampa estera sull’Italia da un paio di mesi a questa parte si può dire tranquillamente che sono tutti pazzi per Mario Monti. Certamente, senso delle istituzioni ed etica istituzionale sono di ben diverso profilo, oltre che amplificati dal raffronto con il precedente governo. Tra i più entusiasti e prodighi di elogi nei confronti del premier italiano c’è l’Economist, che si spinge ad affremare che Monti “ha cambiato la politica nazionale ed europea”, per poi sottolineare la ritrovata credibilità e il ruolo centrale svolto dall’Italia nella trame delle relazioni europee ed internazionali.

Al di là dei toni quasi agiografici nei confronti del pur umano Mario Monti, l’ultima parte dell’articolo offre un’analisi equilibrata che vale la pena di riportare. Prima di analizzare gli elementi di potenziale debolezza del governo Monti, però, il settimanale britannico non risparmia una frecciata all’ex premier italiano Silvio Berlusconi:

Il nuovo rilievo dell’Italia non è solo frutto delle abilità innate del Commissario Monti. L’UE avrebbe gioito per chiunque non fosse Berlusconi, e i capi di stato sono felici di stringere la mano di Monti”. Una constatazione, in realtà, più che una critica. Quindi l’articolo prosegue analizzando problemi e possibili scenari futuri:

Molto potrebbe ancora andare per il verso sbagliato. Monti non ha ancora dimostrato di avere una soluzione per il problema più grave tra quelli che affliggono l’Italia: la crescita, cronicamente lenta. Per quest’anno si prevede una contrazione dell’economia superiore a quanto il bilancio consenta. L’avversione nei confronti delle misure di austerità e delle riforme potrebbe crescere, soprattutto se una recessione profonda dovesse minare il fragile supporto dei partiti nei confronti del Commissario Monti. Il suo equilibrio è delicato: la Gran Bretagna potrebbe trovare difficile accettare il suo integrazionismo la Francia potrebbe risentirsi della sua propensione liberalizzatrice e, infine, l’autorità del Commissario Monti potrebbero non essere sufficiente a distogliere la Germania dalla sua ossessione autodistruttiva per l’austerità.

 

Ricordarsi di dimettersi

 Cosa ancor più importante, Monti è a corto di tempo. Mettere a posto l’Italia potrebbe richiedere un decennio, ma il suo mandato si conclude il prossimo anno. Non sarebbe il primo tecnocrate italiano a vedere la sua opera vanificata da politici inetti. E tuttavia, le riforme a lungo termine hanno bisogno di un chiaro mandato democratico. Qualcuno nel Popolo della Libertà di Berlusconi pensa che dovrebbero arruolare Monti per guidarli alle elezioni del 2013. Sarebbe un errore: il suo prestigio poggia proprio sul non essere partitico. Dopo aver allontanato la crisi, il Monti dovrebbe uscire di scena. Questo non vuol dire che il professore abbia alcun futuro politico. Sarebbe un buon candidato alla presidenza della Commissione europea o del Consiglio europeo (che rappresenta i capi di Stato) nel 2014. E proprio come Cincinnato venne richiamato una seconda volta, per evitare un complotto che voleva rovesciare la Repubblica romana, in futuro Monti potrebbe ancora essere chiamato a servire il suo Paese come presidente, anche solo per scongiurare qualsiasi rischio che sia Berlusconi ad ottenere l’incarico.

Articolo originale The Economist: Mario, put on your toga, 10/3/2012

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Written by pierpaolocaserta

marzo 12, 2012 a 8:52 am

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