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Polemiche sulla sentenza relativa all’alleato di Berlusconi accusato di collusione con la Mafia

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Fonte: The Irish Time, “Row over ruling on Berlusconi ally accused of Mafia collusion”, 12/3/2012.

Paddy Agnew

L’ex primo ministro Silvio Berlusconi si è scontrato ancora una volta con la magistratura italiana, ieri, a seguito di una sentenza della suprema corte d’appello italiana.
Nella serata di venerdì scorso, la Corte di Cassazione ha archiviato una causa che durava ormai da 16 anni, nella quale il senatore Marcello Dell’Utri, alleato politico di lungo corso e socio in affari di Berlusconi, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Con una sentenza controversa, la Corte di Cassazione ha deciso che il processo d’appello deve essere riavviato, e il giudice della Corte Suprema Francesco Iacoviello  ha sostenuto che “nessuno crede più nel reato di concorso esterno in associazione mafiosa”.
A giudizio dei commentatori la sentenza significa quasi certamente che questa causa di lungo corso cadrà in prescrizione, e dunque non si perverrà ad una conclusione giudiziaria. Se la Corte di Cassazione avesse accolto le sentenze del 2004 e del 2010, condannando Dell’Utri a sette anni di reclusione, il senatore sarebbe stato sottoposto ad arresto immediato.

In merito alla sentenza, Berlusconi ha dichiarato che il processo Dell’Utri è stato “scandaloso” e ha significato “16 anni di sofferenza e di gogna” per il suo stretto collaboratore.
L’ex procuratore generale di Palermo – Giancarlo Caselli – tuttavia, è stato critico nei confronti del giudice Iacoviello, quando ha affermato che la sua decisione ha ferito Giovanni Falcone, il giudice che ha ispirato il celebre “maxi-Processo” contro la mafia siciliana alla fine degli anni ’80, e che dalla mafia è stato ucciso nel 1992, e proseguendo: “Falcone ha teorizzato e concretizzato nei maxiprocessi il concorso esterno in associazione mafiosa, reato indispensabile per combattere quella zona grigia da lui denunciata, altrimenti non sarebbe stato mai affrontato il nodo mafia-politica”

Anche l’attuale procuratore dell’Antimafia di Palermo, Nino Di Matteo, è stato molto critico circa le conclusioni, dichiarando al quotidiano La Repubblica che, a suo giudizio, affermare che “nessuno crede più nel reato di concorso esterno in associazione mafiosa” è “un’affermazione gravissima e irresponsabile”.
Ed aggiungendo: “Con queste parole – ha proseguito Di Matteo – si riporterebbero, nella lotta alla mafia, le lancette del tempo indietro a 30 anni fa.  Non solo. Queste affermazioni delegittimano in partenza centinaia di indagini e processi che si stanno celebrando in Italia per quel reato”.

 Secondo i commentatori Dell’Utri, nato a Palermo, ha intrattenuto un ben documentato rapporto di 25 anni con la mafia, e si ricorda che egli è l’uomo che nel 1970  assunse Vittorio Mangano, successivamente condannato per mafia e per omicidio, come guardia del corpo privata dell’industriale Berlusconi presso la sua residenza privata alle porte di Milano.

Per leggere l’articolo originale clicca qui

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Written by pierpaolocaserta

marzo 13, 2012 a 6:24 pm

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