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Chi è il tuo papà? La Germania, a quanto pare

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Who’s your daddy? Germany, apparently

Fintan O’Toole su “The Irish Time”, 15/05/2012

http://www.irishtimes.com/newspaper/opinion/2012/0515/1224316128720.html

Un modo che mi piace di presentare la questione è che Bruxelles e la Germania sono la madre e il padre dell’UE e gli altri paesi sono i figli. E alcuni ragazzi spendono il denaro in maniera oculata, mentre altri, come l’Irlanda, lo spendono in mondo dissennato.
“Così la mamma e il papà hanno continuato ad elargire ai ragazzi sempre più denaro, ma alla fine hanno puntato i piedi: ‘Bene, puoi continuare ad avere in prestito il nostro denaro – se firmi questo modulo che ci permette di sapere in che modo lo userai”

Questo, a quanto pare, è quello che stiamo insegnando in questo momenti ai nostri ragazzi – che siamo tutti bambini, sottoposti ai nostri genitori, severi ma benigni, di Bruxelles e Berlino. Queste parole, pronunciate da uno scolaretto delle elementari, intervistato su RTÉ Radio in occasione della Giornata dell’Europa la settimana scorsa, ci raccontano come un bambino irlandese intelligente si rappresenta l’Europa per cercare di dare un senso al mondo che lo attende.

Si tratta, ovviamente, di una visione piuttosto scomoda per gli irlandesi. Ma certamente deve creare un profondo disagio anche ai tedeschi.

Non posso credere che la maggior parte dei tedeschi, che conoscono la propria storia e quella europea, siano a proprio agio con l’idea che altri Paesi vengano infantilizzati a tal punto – e soprattutto che i ragazzi irlandesi vengano abituati a pensare alla Germania come una vera  e propria patria. Non è già accaduto in passato?

L’idea fondante dell’Unione europea era proprio che nessun paese – e in particolare la Germania – dovesse mai più essere in grado di rivendicare un’egemonia in Europa. A questo scopo si è resa necessaria un’economia integrata, che dovrebbe operare sulla base di un principio di uguaglianza. E ora ci troviamo di fronte al potenziale collasso di questo progetto di integrazione economica.

L’Euro avrebbe dovuto rappresentare la grande spinta decisiva verso l’unificazione economica. Ci è stato ripetuto che il presupposto alla base delle realizzazione dell’euro era che saremmo diventati tutti più simili alla Germania. Come ha evidenziato Andrew Moravcsik in un brillante saggio, la scommessa era che i paesi dell’Europa meridionale, inclini al deficit, avrebbero fatti propri i parametri economici tedeschi  – prezzo dell’inflazione più basso e aumento dei salari, maggiori risparmi e spesa minore – mentre la Germania si sarebbe avvicinata a loro, accettando una spesa pubblica e privata più elevata e una maggior inflazione dei salari e dei prezzi.

Da quando è esplosa l’attuale crisi, si è richiamata l’attenzione sul fallimento di un solo lato di tale patto implicito. Le economie del sud, e Irlanda, in effetti non sono diventate più “tedesche”. Ma è altrettanto vero che la Germania non assomiglia a loro più di prima.
L’idea di integrazione, che prevedeva che entrambe le parti si spostassero verso un centro comune, ha fallito da ambo le estremità. Tuttavia, la parte tedesca di questo fallimento è interamente rimossa dalla narrazione dominante.

Il risultato finale è una morale semplificata secondo la quale la Germania sarebbe il buon padre e noi altri dei ragazzi delinquenti.
Ma il problema era presente fin dall’inizio. Jacques Delors, padre dell’euro, dopo la firma del trattato di Maastricht, nel 1992, disse a Moravcsik  che era stato un fallimento perché la Germania era riuscita a rendere la nuova Banca centrale europea ancora più strettamente focalizzata sulla lotta all’inflazione di quanto non fosse la sua Bundesbank. Delors vide nell’assenza di disposizioni fiscali in materia di trasferimenti fiscali o di salvataggi tra Stati membri un difetto fatale.

Se l’architetto della moneta unica sapeva tutto ciò fin dall’inizio, perché l’Europa porta avanti un progetto talmente viziato? Perché la Germania sembrava preoccupata, nel primo decennio di vita dell’euro, dell’immane compito di integrare la vecchia Repubblica democratica tedesca. Sono stati i tedeschi, del resto, ad aver violato per primi i limiti di Maastricht in materia di deficit di bilancio.

(…) Non è un caso che il surplus commerciale della Germania nei confronti di altri paesi dell’eurozona abbia all’incirca le stesse dimensioni del deficit combinato dei paesi che ora affrontano la crisi.
Questo ingente squilibrio è ancora la questione centrale. L’idea di base del trattato di austerità è che lo squilibrio verrà ripianato diventando tutti tedeschi. Ma ciò è totalmente irrealistico: per definizione, non è possibile che ciascun paese abbia un vantaggio competitivo su tutti gli altri. Si capovolge, per latro, la convinzione che sta alla base della fondazione della UE: l’idea che nessun paese dovrebbe mai trovarsi in una posizione dominante.

Un’Europa in cui i ragazzi intelligenti guardano al proprio Paese come un bambino indisciplinato che viene punito dal padre tedesco non era l’obiettivo dell’unione. Era ciò che l’Unione avrebbe dovuto rendere impossibile.

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Written by pierpaolocaserta

maggio 23, 2012 a 10:18 am

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