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Francia, critiche per la stretta sulla libertà di espressione

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I tribunali francesi stanno accelerando i tempi dei processi e inasprendo le condanne per commenti legati al terrorismo

di Ed Adamczy

PARIGI, 30 gennaio (UPI) — Le condanne comminate nell’ambito della stretta francese sulla libertà di espressione dopo gli attacchi del 7 gennaio hanno suscitato critiche da parte di giuristi e attivisti dei diritti umani.

Tra il 7 e il 29 gennaio, il ministero di Giustizia francese ha riferito 486 casi legali legati agli attacchi alla redazione parigina della rivista Charlie Hebdo e agli incidenti collegati, nei quali hanno perso la vita 20 persone; in 257 casi, le accuse hanno colpito persone che avrebbero giustificato, difeso o incoraggiato il terrorismo. Quarantuno casi sono già arrivati al termine dell’iter giudiziario con 18 condanne a pene detentive.

Un uomo è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza e per aver gridato agli agenti di polizia “Dovrebbero esserci più Kourachis. Spero che sarete voi i prossimi”, con riferimento ai nomi dei due fratelli dietro all’attacco a Charlie Hebdo. Dopo un rapido processo è stato condannato a quattro anni di reclusione. Un altro uomo, arrestato perché trovato sprovvisto di biglietto su un mezzo pubblico, ha dichiarato ai controllori: “I fratelli Kouachi sono stati solo l’inizio. Avrei voluto essere con loro per ucciderne di più,” ottenendone una condanna a dieci mesi.

All’inizio di questa settimana, un ragazzino di 8 anni è stato interrogato dalla polizia per aver detto: “Io sto dalla parte dei terroristi,” pur avendo ammesso di non conoscere il significato della parola “terrorismo”.
Maitre Eolas, avvocato e scrittore parigino, in un post ha affermato: “Questa repressione non è soltanto assurda e inutile, è anche pericolosa. È la sconfitta della ragione. E non possiamo permettere che questo accada.”

La reazione agli avvenimenti del 7 gennaio, quando estremisti islamici hanno preso d’assalto la sede di una nota rivista che prendeva di mira la religione, arriva dopo che il ministro di Giustizia francese, Christiane Taubira, aveva dato disposizioni ai pubblici ministeri di agire incisivamente contro chi difende il terrorismo o commette reati di matrice razzista o antisemita. Michel Tubiana, avvocato e membro del gruppo francese per la difesa dei diritti umani La Ligue des Droits de l’Homme, fa notare la sproporzione della risposta a reati relativamente innocui, come l’offesa verbale in stato di ubriachezza ad agenti di polizia menzionando gli attacchi del 7 gennaio, che non hanno relazione con il terrorismo.

“Siamo di fronte ad una seria violazione il cui rischio è non soltanto che qualcuno venga perseguito senza motivo, ma anche l’autocensura nei mezzi di informazione e nel dibattito pubblico,” prosegue Tubiana.
Amnesty International ha raccomandato l’adozione di “misure che tutelino i diritti di tutti” condannando rapidità e durezza della stretta.

“La liberta d’espressione deve includere il diritto di offendere l’Islam. Non perché uno debba necessariamente approvare le offese all’Islam, ma semplicemente perché la libertà di espressione è per definizione ciò che non approvi. Concedere privilegi speciali all’Islam corrode la libertà di espressione,” è il parere dello scrittore Mark Steyn.

http://www.upi.com/Top_News/World-News/2015/01/30/Concerns-raised-in-France-over-free-speech-crackdown/5521422653133/?spt=su

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Written by pierpaolocaserta

febbraio 1, 2015 a 2:25 pm

Pubblicato su Senza Categoria

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