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Il peso crescente del Front National nel dopo-Charlie Hebdo

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Il New York Times pubblica un lungo reportage sul peso crescente del Front National di Marine Le Pen nella Francia del dopo-Charlie Hebdo. Ne riporto, nella mia traduzione, una prima (ampia) parte. (ppc)

Di certo non dobbiamo più chiederci se esista una connessione tra la crescita esponenziale del fondamentalismo islamico e questa immigrazione incontrollata

– David Rachline, senatore e sindaco di Fréjus

Il peso crescente del Front National nel dopo-Charlie Hebdo

Il partito ultranazionalista francese non è più così marginale.

di Susan Dominus per The New York Times 18/02/2015

(traduzione di Pier Paolo Caserta)

In un giorno di gennaio, St.-Raphaël, cittadina sulla Costa Azzurra, è silenziosa, come sospesa in una condizione di attesa. Le giostre sono illuminate, ma pochissimo utilizzate, le imposte degli alberghi sono chiuse, all’imbrunire le strade sono quasi deserte. Nonostante tutto, il 16 gennaio, a soli nove giorni di distanza dall’attentato dei jihadisti francesi alla redazione parigina della rivista Charlie Hebdo, a St.-Raphaël, sotto una pioggerella sottile una folla si è raccolta all’esterno di una piccola vetrina. In passato, nei giorni d’estate, il negozio vendeva per pochi soldi cappelli da sole ai turisti su dei banchetti all’aperto; ora, invece, si erge un’asta con la bandiera della Francia e uno striscione ha preso il posto delle insegne commerciali proprio sopra la porta. Lo spazio è stato trasformato nell’ufficio elettorale dei due candidati in corsa per le elezioni locali [N.d.T.: si voterà il mese prossimo], entrambi appartenenti al Front National.

Il partito si presenta come il guardiano della Francia — sia della sua eredità culturale che dei suoi confini — e la folla si è raccolta a St. Raphaël per sostenere i candidati in quello che potrebbe essere un momento denso di opportunità cruciali. L’evento, però, non può iniziare senza una delle giovani star del Front National, il 27enne David Rachline, sindaco di Fréjus, città vicina a St. Raphaël. Vestito in modo formale, con indosso un soprabito su misura, Rachline spunta fuori da una macchina non molto dopo le 7, quella sera, per gli abbracci, i saluti e i cori “Da-veed, Da-veed, Da-veed!”

Non rappresenta semplicemente la leadership locale. Per alcuni dei presenti è il riscatto a lungo atteso; per altri, la promessa di un futuro per il partito. A lungo agganciato all’antisemitismo e alle paranoiche teorie della cospirazione, con il tempo il Front National ha abbassato i toni per cercare di darsi, sotto la guida di Marine Le Pen, un’aria rispettabile. Alla guida del partito dal 2011, Le Pen, che ha incentrato la sua campagna elettorale su una piattaforma anti-immigrazione e antieuropeista, è considerata sempre più come un plausibile candidato per le presidenziali del 2017. Sue foto ricoprivano le pareti del nuovo ufficio elettorale: “Libertà — è Marine!” “Giustizia — è Marine!” “Lavoro — è Marine!” Le Pen è il volto ubiquo del Front National, al punto che uno dei suoi compiti piu impegnativi è ora quello di convincere i francesi che il partito non è soltanto una donna telegenica con il megafono.

A Fréjus, Rachline, attivista del Front National fin dall’età di 15 anni, di padre ebreo, ha ottenuto a marzo dello scorso anno il 45% dei consensi. Durante la campagna elettorale si era pronunciato contro la costruzione di una nuova moschea nella città. Con una popolazione di 53,000 abitanti, Fréjus è una delle comunità piu numerose guidate dal Front National. Nel frattempo, Rachline è diventato uno dei primi due membri del partito mai eletti nel Senato francese.

Noi non difendiamo interessi religiosi o etnici — no, noi difendiamo la Francia.’’ — Marine Le Pen, presidente del Front National

Per la maggior parte della sua storia, il Front National ha svolto in Francia il ruolo di formazione di protesta con uno scarso peso politico. Il partito fu fondato nel 1972 dal padre della Le Pen, Jean-Marie Le Pen, ed aggregò una sgradevole accozzaglia di ultranazionalisti, fascistoidi, fanatici colonialisti, moralisti cattolici e altri reazionari che smaniavano per una qualche versione idealizzata del passato di gloria della Francia. Il partito si è sempre posizionato come l’ultimo baluardo del Paese contro le forze che ne minerebbero le fondamenta. In un primo momento, queste forze vennero additate nei comunisti ma successivamente, con il rallentamento dell’economia francese e lo scolorimento del comunismo, il Front National ha cambiato bersaglio, concentrandosi sugli immigrati, per lo più nordafricani. “Due milioni di disoccupati significa due milioni di immigrati di troppo,” recitava un famoso poster negli anni ’80. Con la leadership di Marine Le Pen, il partito è riuscito a rifinire il suo ascendente nazional-populista, dissimulando il peggio delle sue passate affiliazioni, uno sforzo di comunicazione che ha iniziato a sortire risultati concreti. La scorsa primavera, il Front National ha ottenuto il 25% dei voti alle europee, un risultato che gli ha consentito di dichiararsi il partito più popolare del momento in Francia. Rachline è uno degli 11 sindaci del Front National eletti in Francia a marzo dell’anno scorso — si tratta di una piccola percentuale rispetto alle migliaia su base nazionale ma ugualmente un record per il partito.

A St.Raphaël pioveva copiosamente quando la folla iniziò ad accalcarsi nel piccolo ufficio senza finestre. Rachline si faceva strada stringendo gli avambracci e dando a un sostenitore dopo l’altro un doppio bacio. L’aria era pregna dell’odore di sigaretta e di lana bagnata; l’ufficio, caldo, gremito e luminoso, sembrava riuscire a malapena a contenere l’ambizione, le emozioni e l’orgoglio del momento. “David Rachline è la sesta persona più importante del Front National,” mi aveva detto Julien Jouniaux , ex guardia carceraria ora assistente capo di Rachline.

Finalmente, Rachline prese il microfono. Iniziò raccontando un piccolo aneddoto personale che sapeva avrebbe coinvolto la folla. Si trattava della galette des rois, una torta che i francesi mangiano a gennaio, una tradizione legata all’Epifania. Il dessert contiene una fava o una piccola figura di porcellana. Il fortunato o la fortunata che la trova diventa “re” o “regina” del giorno. È una ricorrenza tutta francese.

“Vedo che non avremo la possibilità di gustare la galette stasera,” esordì Rachline. Ma spiegò, subito dopo, che era nei suoi pensieri a causa di una mail che aveva ricevuto dalla preside di una scuola. “Mi ha scritto, ‘Lei capisce, Sindaco, il premio nella torta era un piccolo Gesù bambino — e questo, probabilmente, va contro la legge che prescrive di rispettare la laicità negli spazi pubblici.’ ”
Il pubblico brontolava. Il Front National ha abbracciato la laicità e il principio alla base della legge francese che vieta i simboli religiosi negli spazi pubblici quali le scuole e gli uffici governativi. Tuttavia, tende ad insistere su questa linea con enfasi molto maggiore quando le abitudini religiose sotto osservazione — per esempio nel caso del velo — riguardano i musulmani, non i cristiani.
Rachline proseguì: “Le ho risposto, ‘Guardi, la torta per l’Epifania è una tradizione davvero importante per il Paese.’ E poi le ho detto, ‘È più naturale trovarci dentro un Gesù bambino che non un lokum!’ ” A quelle parole il pubblico urlò e applaudì.
Qualcuno mi spiegò allora che in Francia il lokum [un dolce turco], è percepito come tipicamente nordafricano. In altre parole è il dolce degli immigrati, un invasore, e il sindaco era lì per respingerne il gusto in nome della civiltà francese.
Rachline, che ha un ottimo timing, attese fin quando la folla non fu in silenzio. “Credo che la mia risposta possa averla scioccata,” disse. “Ma io dico che dovrete farci l’abitudine. Perché a Fréjus, sissignori, mangiamo la galette des rois con il piccolo bambin Gesù dentro — e nient’altro!

(…) Secondo un recente sondaggio, se si votasse oggi per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, Marine Le Pen finirebbe davanti a tutti i possibili competitor, compresi Nicolas Sarkozy, conservatore ed ex-presidente francese, e François Hollande, l’attuale presidente socialista. Il consenso al partito arriva soprattutto da regioni lontane da Parigi, in aree prostrate dalla deindustrializzazione o in piccole cittadine che devono combattere contro i tagli al bilancio cercando di preservare la vita tradizionale del piccolo centro: l’ufficio postale locale, la stazione ferroviaria. Allo stesso tempo anti-sistema e populista, il Front National si è disegnato come partito della gente, con una miscela di proposte che confonde la distinzione di destra e sinistra. La sua piattaforma include la protezione dei servizi locali, politiche commerciali protezionistiche e l’aumento delle tasse sui redditi elevati. Molte delle sue promesse — riduzione della disoccupazione, tasse più basse sui poveri e sulla classe media, potenziamento delle politiche abitative per le famiglie — si presentano come la logica conseguenza delle politiche anti-immigrazione ad ampio raggio, che invocano la “sistematica espulsione di tutti gli immigrati illegali che entrano o vivono in Francia,” permessi di soggiorno più brevi e la riduzione della quota annua di immigrazione a 10.000 nuovi arrivi, dagli attuali 200.000.

Nel 2012, ben consapevole delle forze a disposizione e dei propri limiti, il partito ha fatto una scelta precisa, decidendo di focalizzarsi, per le elezioni del 2014, sui piccoli centri. Sulla rivista Le Nouvel Observateur, Nicolas Lebourg — storico francese che ha studiato i documenti del partito legati alla formazione degli attivisti — sintetizza il calcolo del partito: vincere nei piccoli centri è piu facile che nelle grandi città, ma permette di ottenere comunque l’attenzione dei media. Il Front National, ovviamente, confida che la visibilità garantita da ogni sindaco eletto aiuti il partito a liberarsi del consolidato stereotipo del suo esponente-tipo: un uomo attempato in giacca di pelle, nostalgico del glorioso passato coloniale della Francia, che racconta barzellette su arabi ed ebrei ed è poco attratto dalla noiosa incombenza di far quadrare i conti. L’ultima volta che sono stati eletti alcuni sindaci del Front National, negli anni Novanta, due su quattro rimasero coinvolti, mentre erano ancora in carica, in casi giudiziari che ebbero ampia risonanza. Questa volta ci si aspetta che i sindaci facciano meglio. “Professionalizzazione e radicamento,” scrive Lebourg, “sono state le due parole chiave in vista delle elezioni locali del 2014.”

Ad un anno dall’inizio del mandato, i sindaci sono stati oggetto di numerose attenzioni da parte dei media, e non sempre lusinghiere. Ad Hayange, una cittadina nel nord-est sede di acciaierie, il nuovo sindaco, Fabien Engelmann, si è trovato nell’occhio del ciclone quando il suo ufficio ha inviato ad una macelleria halal, che prepara la carne secondo le regole musulmane, una lettera nella quale si insisteva che si attenesse alla norma, frequentemente disattesa, che prescriveva la chiusura dei negozi la domenica mattina. Lo stesso ufficio informò un’istruttrice di danza, che sperava di ottenere uno spazio in affitto per un corso di danza africana, che ciò non era possibile, in quanto il corso era “incompatibile con il Front National”. E, secondo un compagno di partito che lavora nel municipio, il sindaco chiese se ci fosse un modo per allontanare i commercianti di origine araba dal centro della città. (Il sindaco ha negato che ciò sia accaduto.) Al momento, Engelmann deve difendersi dall’accusa di irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale.

Rachline, tutto all’opposto, sembra deciso a farsi notare soltanto come esempio di professionalità. Durante la campagna elettorale si era opposto alla costruzione di una moschea in città, ma non ha insistito in quella posizione. Ha attuato alcune politiche tipiche del Front National, e tuttavia relativamente pacifiche — taglio dei finanziamenti ad un’organizzazione dei servizi sociali, potenziamento delle forze di polizia locali ecc. Fuori dell’ufficio del sindaco, che affaccia sulla piazza aperta con la cattedrale medievale su un lato, saltano all’occhio due o tre funzionari armati.
Rachline è stato fortunato a correre da sindaco in un momento in cui la cittadina aveva bisogno di un manager energico, se non di un salvatore. Fréjus era in crisi economica quando ha iniziato la sua campagna elettorale. “Siamo il quinto comune più indebitato in Francia” – ho sentito ripetere pressoché da ogni residente con il quale ho parlato.

In un bar all’aperto, proprio sulla strada dell’ufficio del sindaco, Christine Bertolo, una casalinga in pensione di sessant’anni, beveva con tre amiche. Tutte hanno testimoniato con entusiasmo di aver votato il Front National alle elezioni dipartimentali e molto probabilmente voteranno per Le Pen nel 2017. Bertolo — che si definisce “disgustata” dai principali politici del Paese — descrive Fréjus come un microcosmo della Francia. Il sindaco precedente fu accusato di corruzione (come anche Sarkozy), le finanze cittadine erano in pessime condizioni (la crescita economica della Francia è stagnante) e la qualità della vita era in rapido declino (una lamentela udita a livello nazionale). “Per trent’anni, tutti i sindaci, di destra come di sinistra, hanno pensato solo a riempirsi le tasche,” ci ha detto Bertolo. “Mentre per noi le cose vanno sempre peggio.”

Dice quello che spesso le persone dicono prima di ammettere di votare per il Front: “Non sono razzista, ma. .. ” Quella che segue è di solito una delle seguenti frasi: “qualcosa deve cambiare,” “il costo della vita è troppo alto,” “i politici non hanno fatto niente,” “abbiamo troppa immigrazione.” Oppure, come nel caso della Bertolo, “hanno perso la nostra fiducia.” Intende i politici: In campagna elettorale, Hollande promise di aumentare le tasse a carico dei ricchi, spendendo, invece, buona parte del suo capitale politico sul tema dei matrimoni gay; Sarkozy, da destra, ha alienato i lavoratori e venne sorpreso da una telecamera mentre diceva ad un contadino di “andare al diavolo” (con un epiteto aggiuntivo). Probabilmente, sostiene Bertolo, Le Pen farebbe meglio; di sicuro non può essere peggiore.

Quanto a Rachline, l’ha già convinta. La donna era particolarmente entusiasta della sua promessa di far sì che destinataria dell’edilizia sociale fosse una come lei e non l’ennesimo immigrato in città.

http://mobile.nytimes.com/2015/02/22/magazine/the-national-fronts-post-charlie-hebdo-moment.html?referrer=

Written by pierpaolocaserta

febbraio 19, 2015 a 4:39 pm

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