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È essenziale capire che anche le vite dei musulmani contano

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Foto – Deah Shaddy Barakat, Yousor Mohammad e Razan Mohammad: i tre studenti musulmani assassinati a Chapel Hill, nel North Carolina, da Stepehen Hicks

È essenziale capire che anche le vite dei musulmani contano

di Mohammad AlRumaihi | per Gulf News 21/02/2015

Nelle ultime settimane, la scena mondiale è stata dominata da una valanga di uccisioni e contro-uccisioni. Le notizie di assassinii perpetrati da fanatici musulmani o non musulmani o da altri uomini assetati di sangue sono state ampiamente riportate dai media. Il pensiero corre a Charlie Hebdo, ma anche al recente attacco in un caffè di Copenhagen o al brutale assassinio di 21 egiziani in Libia. A questi va aggiunto l’omicidio di tre giovani studenti musulmani di origine araba negli Stati Uniti, per la precisione a Chapel Hill, nel North Carolina.
L’estremismo sembra aver saturato la nostra atmosfera politica. Nulla ha a che fare con la religione in quanto tale; piuttosto, ha a che vedere con la percezione dell’altro. Gli assassini, musulmani o no, hanno nella testa qualcos’altro — esperienze di natura politica, sociale o culturale. Sono queste a combinarsi per generare odio tra le culture. Dobbiamo investigare le vere motivazioni alla base di questi atti.

Non appena mettiamo a confronto gli omicidi, riusciamo facilmente a liberarci dell’idea che debbano dipendere dai convincimenti religiosi delle persone. Chiunque può soffrire per una qualche disavventura, comportarsi in modo violento e altri potrebbero sempre trovare un pretesto, ascrivendo le sue azioni alla religione, alla nazionalità, all’appartenenza ad una setta, all’origine etnica. Un assassinio è un assassinio, che accada a Parigi, a Copenhagen o nel North Carolina e non ha alcuna importanza che la vittima sia musulmana, cristiana o atea. Deve essere condannato in quanto tale, perché la vita umana ha ovunque lo stesso valore. Questo è il modo in cui dovremmo trattare tali accadimenti.

Ho seguito la copertura degli omicidi sui canali televisivi e sui social media arabi e musulmani. C’era diffusa frustrazione per la reazione che tutto il mondo ha riservato all’attentato a Charlie Hebdo a confronto dei fatti accaduti in North Carolina, dal momento che si è trattato in entrambi i casi di omicidi a sangue freddo. […]
Che cosa ci insegna tutta questa vicenda? E chiaro che stiamo tutti affrontando una crisi etica. Trattiamo atti identici in modo diverso — si porta il mondo intero, con i suoi leader, a Parigi, a camminare mano nella mano a seguito di un attentato, ma si considera irrilevante una serie di altri omicidi. Questo comportamento è sotto gli occhi di chiunque guardi la televisione o sia attivo sui social media.

Nell’era digitale avanzata abbiamo bisogno di rifondare i nostri valori etici, forse ponendo in un nuovo contesto le tradizionali idee di equità, uguaglianza e libertà. Non possiamo vivere nello stesso mondo e considerare diverso il sangue di esseri umani diversi sulla base della razza, della religione, del colore della pelle, del luogo di origine o della condizione sociale. Siamo tutti uguali.

—-
Mohammad AlRumaihi è docente di sociologia politica nell’università del Kuwait.

Link all’articolo originale:
http://m.gulfnews.com/opinion/it-s-crucial-to-know-that-muslim-lives-matter-too-1.1460339

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Written by pierpaolocaserta

febbraio 21, 2015 a 3:47 pm

Pubblicato su Senza Categoria

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