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Ecco perché la Germania deve ingoiare il “pasto gratis” di Keynes

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Nell’interesse non solo della Grecia, ma dell’intera eurozona, la Germania deve superare il suo storico terrore dell’inflazione ed abbracciare politiche finanziarie espansive

germania 1923

Andrew Graham | The Guardian

24/02/2015

(traduzione di Pier Paolo Caserta)

Nel film “Tutti gli uomini del Presidente”, Gola Profonda, la fonte del reporter, consigliava di “seguire i soldi” – un’ottima idea per tracciare la corruzione, ma priva di utilità se applicata alla macroeconomia globale. Nella crisi greca tutti si stanno concentrando sui soldi, ma è il commercio quello che conta. Finché la Grecia non sarà in grado di generare un surplus di esportazioni non potrà ripagare i debiti, d’altra parte non può conseguire una bilancia commerciale attiva senza che altri incorrano in un deficit. Ma è esattamente questo che le politiche della Germania stanno impedendo alla Grecia (e tutti gli altri Paesi con un disavanzo) di conseguire. L’ OCSE ha stimato che nel 2015 l’avanzo delle partite correnti della Germania ammonterà ad oltre il 7% del PIL.

Qualunque macroeconomista internazionale sa bene che tale avanzo può essere corretto soltanto con una combinazione di espansione della spesa, attraverso le politiche fiscali, e di riorientamento della spesa, attraverso la modifica nel tasso di cambio reale. La Germania non acconsentirà a nulla del genere. Non lascerà crescere l’inflazione per ridurre la competitività; e nemmeno con un saldo attivo nel bilancio interno pari all’ 8% del PIL allenterà le sue politiche fiscali. Ciò su cui si è discusso fin troppo poco è: “Perché no?”. La risposta si trova in larga parte nella storia della Germania e nella narrazione che ha finito con il dominare la sua legislazione. L’iperinflazione della Germania tra il 1919 e il 1923 fu talmente devastante, in particolare per i risparmi della classe media, che rimane ancor oggi impressa nella psicologia tedesca. E non importa se il quadro attuale è dominato da disoccupazione e dalle prime avvisaglie di deflazione dei prezzi: la paura dell’inflazione, rimane.

Negli anni Trenta la Germania aveva una disoccupazione elevata, ma il ricordo di ciò, e soprattutto del modo in cui ne uscì – attraverso una classica espansione finanziaria keynesiana – è stato largamente rimosso, dal momento che l’iniezione finanziaria fu dovuta al riarmo hitleriano. La Teoria generale di John Maynard Keynes fu pubblicata nel 1936 e le sue idee sbancarono negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma con il nazismo al potere ebbero in Germania uno scarso impatto. Il dopoguerra non riservò molto di meglio. Nella prefazione di Keynes all’edizione tedesca della Teoria generale si definisce la politica fiscale come particolarmente facile da attuare da parte di Stati “totalitari” – non esattamente musica per le orecchie dei tedeschi, dopo Hitler. Una delle conseguenze è che il mondo accademico tedesco ha prestato poca attenzione agli aspetti “macroeconomici” e che l’economia keynesiana vi è ancor meno rappresentata.

La conferenza di Bretton Woods del 1944, dominata da Stati Uniti e Gran Bretagna (con Keynes nella veste di principale rappresentante di quest’ultima), definì l’assetto economico del mondo del dopoguerra. E la Germania non era seduta al tavolo. Sul finire degli anni Quaranta, la Germania ricevette gli aiuti del piano Marshall ed altre forme di sostegno. Questo supporto fu fondamentale per il rapido recupero della Germania nel dopoguerra. Furono aiuti generosi e consentirono delle potenti iniezioni finanziarie, ma furono pensati per la Germania, non furono scelti dalla Germania. Dal 1950 in poi, il successo dell’economia tedesca ridusse ulteriormente l’interesse nelle politiche fiscali keynesiane. Con le esportazioni come elemento trainante, non esisteva alcuna necessità di stimoli di tipo keynesiano. Occasionalmente, si è reso necessario rallentare l’economia, ma le politiche monetarie si sono rivelate sufficienti ed efficaci allo scopo.

C’è stata una quasi-eccezione. Durante il rallentamento dovuto alla crisi petrolifera del 1973, il cancelliere tedesco Helmut Schmidt era propenso all’ idea, ventilata dall’OCSE, che la Germania e la Francia potessero essere le “locomotive” della ripresa. Tuttavia, tale politica non fu né accuratamente pianificata né attuata con convinzione, e, in definitiva, non fu vista come un gran successo. Quegli eventi non fecero che consolidare nella testa dei decisori politici la convinzione che la politica fiscale sia, nella migliore delle ipotesi, ininfluente.

La Merkel ha fatto notare: ‘Non suona molto bene in Germania’. Perché no? Perché la parola tedesca per debito significa anche “colpa”.

La massiccia spesa della Germania a sostegno della Germania dell’Est a seguito della riunificazione non è mai stata riconosciuta come politica fiscale. In realtà è esattamente ciò che è stata, ma i tedeschi preferivano parlare di politiche “infrastrutturali”, “orientate all’offerta” o “riformistiche ”, ma in nessun caso “keynesiane”.

L’ultimo chiodo sulla bara lo mette la lingua tedesca. Parlando dell’alleggerimento del debito greco con Antonis Samaras, l’allora primo ministro greco, Angela Merkel fece notare: ‘Non suona molto bene in Germania’. Perché no? Perché la parola tedesca per debito significa anche “colpa”! Fintanto che la Germania non ripercorrerà la sua storia, rendendosi conto di quanto le proprie circostanze siano state eccezionali, non capirà mai per quali ragioni non ritenga necessarie politiche fiscali espansive (oltre ad un aumento una tantum dei salari ); e perché senza che questo avvenga la Grecia non potrà mai ripagare i suoi debiti. Ovviamente, nella realtà non esistono soltanto la Germania e la Grecia, ma qui il richiamo alla complessità equivale a gettarci polvere negli occhi affinché non vediamo le incoerenze della posizione della Germania. L’importante attivo di bilancio della Germania implica un deficit di bilancio altrove, e per la cui occorrenza castiga altri. Analogamente, una crescita basata sulle esportazioni non può essere la soluzione per tutti. L’attaccamento della Germania al proprio saldo attivo basato sulle esportazioni lo rende più difficile per chiunque altro.

La Germania può adattarsi? Le politiche richieste incrementerebbero i salari reali tedeschi, il che non è davvero una delle idee più difficili da vendere per un politico. […]. Questo è davvero il caso in cui persino gli economisti possono convenire che a volte esistono pasti gratis. Se la Germania non si adeguerà, la tragedia non riguarderà solo la Grecia. È in gioco il futuro dell’eurozona.

Link all’articolo originale:

http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/feb/24/germany-keynesian-free-lunch-greece-eurozone-inflation-fiscal-expansionk

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Written by pierpaolocaserta

febbraio 28, 2015 a 4:21 pm

Una Risposta

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  1. E’ sbagliato concettualmente definire certe politiche “pasti gratis”. I pasti gratis non esistono, così come non esiste la creazione dal nulla di ricchezza tramite la leva monetaria.
    Si porta l’esempio dell’aumento salariale in Germania. Pasto gratis? No, trasferimento di ricchezza dagli imprenditori ai lavoratori. Stessa cosa dicasi per la tanto osannata inflazione.
    Si vuole farlo? Bene, ma senza addentrarsi nella discussione “giusto/conveniente vs sbagliato/inefficiente”, non si venda l’idea del pasto gratis, poiché non-lo-è.

    Asdasd

    marzo 1, 2015 at 12:29 pm


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