STAMPA ESTERA blog

Tradurre e, traducendo, conoscere

Storia di due civiltà

leave a comment »

Opinioni- L’etnocentrismo è un’importante tesi sociologica secondo la quale esiste, all’interno di ciascun gruppo etnico e culturale, una tendenza intrinseca a pensare la propria cultura come “normale” e superiore e a considerarla come lo standard alla luce del quale si giudicano altre culture o gruppi etnici. In effetti, alla base delle turbolente relazioni Oriente-Occidente ci sono alcune fallacie etnocentriche.

Mohsin Raza Malik | The Nation

24/02/2015

Contrassegnata dagli slogan ‘Je Suis Charlie’ o ‘Je Ne Suis Pas Chalie’, la dogmatica polarizzazione del mondo sembra aver preso, dopo gli attentati parigini a Charlie Hebdo, la forma di una sorta di “balcanizzazione globale”. Il recente assassinio di tre studenti musulmani in North Carolina, negli Stati Uniti, e di altre due persone a Copenaghen, sortisce l’inevitabile effetto di amplificare tale percezione. Di fatto, l’insieme di queste circostanze ha virtualmente marginalizzato, se non ha reso del tutto irrilevanti, i critici più energici della cosiddetta teoria dello scontro di civiltà di Samuel Huntington. Già in precedenza, alcuni sviluppi su scala globale dell’11 settembre avevano, in un modo o nell’altro, costantemente rinforzato quella teoria. Oggi, di fronte a relazioni totalmente disarmoniche tra le due civiltà, esiste certamente una condizione che in qualche senso possiamo definire un ‘conflitto tra civiltà’. Proprio per impedire che questo conflitto si trasformi in uno scontro vero e proprio la comunità mondiale ha bisogno di comprendere il carattere eterogeneo e la genesi variegata di ciascuna di queste due civiltà nel mondo contemporaneo.

L’attuale civiltà occidentale è il prodotto di un’ampia metamorfosi alla quale il sistema di governo è stato soggetto in un lungo arco tempo. La rinascita dell’arte e della letteratura europee, nel 14esimo secolo, sotto l’influenza del Rinascimento, ha spianato la strada alla modernità. Analogamente, tra 16esimo e 18esimo secolo, alcuni movimenti intellettuali e filosofici europei, quali la Riforma, il razionalismo e l’Illuminismo, hanno svolto un ruolo chiave nella trasformazione delle strutture sociali e religiose in Europa. In questo periodo l’Europa ha attuato un significativo mutamento di paradigma: dalla Scolastica all’umanesimo, dall’autoritarismo all’individualismo, dall’assolutismo alla democrazia rappresentativa.
Tutte queste forze, prese insieme, hanno plasmato l’attuale società occidentale, che è diventata, così, porta bandiera delle libertà fondamentali, dei diritti umani e delle libertà civili. Una delle conseguenze è che in queste società l’antitesi Chiesa-potere politico, che aveva a lungo fatto sentire i suoi effetti repressivi, è stata superata nel monismo laico. Tuttavia, in assenza di una significativa antitesi concettuale all’interno di questo orizzonte, liberalismo ed individualismo sembrano essersi spinti fino ad un altro estremo: il liberal-fascismo. Paradossalmente, in nome della libertà di espressione, il ‘mondo libero’ si compiace di tributare un incondizionato plauso morale ad una rivista che si definisce orgogliosamente ‘Journal Irresponsable’.

Sull’altra sponda, nel cosiddetto mondo islamico, in assenza di un qualsiasi movimento filosoficamente o intellettualmente consapevole, per molto tempo il potere politico si è trovato in una condizione di inerzia intellettuale, o forse di stagnazione. Come conseguenza, alcune tendenze conservatrici e reazionarie sono penetrate in profondità nel corpo politico. Questi Paesi, governati per lo più da militari autocrati e da monarchie ereditarie, non hanno istituzioni o tradizioni politiche genuine e vitali. In un’impostazione religiosa e socio-politica di questo tipo, razionalismo ed individualismo sono quasi del tutto assenti e, pertanto, sia la religione che la teologia svolgono un ruolo decisivo nell’intera articolazione comportamentale del sistema politico.

La figura del Profeta Maometto è il fulcro dell’ossessione religiosa della maggioranza dei musulmani. L’intero edificio teologico poggia su questa base. La centralità e l’importanza del fondatore dell’Islam è l’aspetto più rilevante della fede islamica e la distingue da tutte le altre religioni mondiali. Nonostante i reciproci antagonismi e gli scismi, tutte le sette islamiche sono sempre state ugualmente sensibili alla figura del Profeta, tanto che in tutto il mondo ci si riferisce ai musulmani anche come “maomettani”. Senza dubbio, il musulmano medio mette l’onore e la dignità del Profeta davanti ad ogni cosa ed è sempre disposto a proteggerlo anche a costo della vita. Difficilmente tollera, né riesce ad ignorare, che gli si manchi di rispetto o lo si disonori. In un certo senso, denigrare il sacro nome del Profeta equivale ad una violenza sentimentale ed emotiva commessa nei confronti di milioni di musulmani nel mondo. L’Occidente non dovrebbe ignorare questo aspetto cruciale della cultura islamica proprio mentre promuove e protegge la propria tradizione laica e liberale nel mondo.

L’etnocentrismo è un’importante tesi sociologica secondo la quale esiste, all’interno di ciascun gruppo etnico e culturale, una tendenza intrinseca a pensare la propria cultura come “normale” e superiore e a considerarla come lo standard alla luce del quale ai giudicano altre culture o gruppi etnici. In effetti, alla base delle turbolente relazioni Oriente-Occidente ci sono alcune fallacie etnocentriche. Ciascuna civiltà si è puntualmente aspettata dall’altra una conformità incondizionata ai propri punti di riferimento, che è necessariamente occultata da quelle fallacie. Un esempio lampante è offerta dalla questione delle donne con il volto coperto in vari Paesi. A volte si riscontra da ambo le parti un atteggiamento estremistico, da momento che gli uni prescrivono alle donne di indossare obbligatoriamente il velo, mentre gli altri vietano strettamente di farlo nelle loro apparizioni in pubblico. Paradossalmente, questa pratica è tutto sommato contraria sia all’ideale individualista occidentale che allo spirito dell’Islam. La recente polarizzazione delle due civiltà attorno alla questione Charlie Hebdo e un’altra faccia della stessa sindrome etnocentrica.

Essendo parte integrante delle libertà fondamentali, la libertà di praticare la religione che si è scelta non può in alcun modo essere considerata meno importante della libertà di espressione. Proprio come nelle relazioni tra Stati, il principio del mutuo rispetto deve sempre restare centrale. La pace non deve essere ostaggio dell’aggressività di un manipolo di estremisti religiosi e di liberal-fascisti. Mentre venerano gli idoli che si sono plasmati, non dovrebbero ignorare l’emotività degli sfortunati mortali di questo mondo. Proprio per evitare lo scontro, ciascuna civiltà deve imparare a rispettare la cultura dell’altra.

———-

L’autore è un avvocato ed editorialista residente a Lahore.

Link all’articolo originale:
http://nation.com.pk/columns/24-Feb-2015/a-tale-of-two-civilizations

Annunci

Written by pierpaolocaserta

marzo 3, 2015 a 2:40 pm

Pubblicato su The Nation

Tagged with ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: