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La presa di posizione della Grecia contro l’oppressione dell’austerità è una battaglia per salvare l’intera Europa

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Opinioni – Non sono stati i mercati finanziari né le grandi banche a portare al disastro, ma i funzionari europei che, nel 2011 e nel 2012, hanno prolungato la crisi economica, sfruttandola per cercare di rimodulare le economie di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia a proprio piacimento.

Mark Weisbrot | Fresno Bee (Stati Uniti)

26/2/2015

Sulla Grecia i mezzi di informazione hanno gettato, negli ultimi cinque anni, fango in quantità per il sovraindebitamento dei precedenti governi, che contribuì ad innescare una crisi con la quale – dovremmo ricordarlo – hanno dovuto misurarsi anche la Spagna, il Portogallo, l’Italia e quasi tutti gli altri Paesi dell’eurozona. Ma la crisi iniziale avrebbe potuto essere risolta in modo relativamente rapido. Negli Stati Uniti, colpiti dall’esplosione di una bolla immobiliare da 8mila miliardi di dollari, la recessione è durata soltanto 18 mesi. In Grecia dura da 6 anni e si è portata via un quarto del reddito nazionale, con la disoccupazione sopra il 25% (e il doppio per i giovani).

Ad oggi è chiaro, non solo alla maggior parte degli economisti ma a chiunque stia seguendo la vicenda con attenzione, che questa lunga depressione non soltanto non era necessaria, ma è il risultato diretto di cattive politiche. Il governo greco ha attuato restrizioni al bilancio che hanno fatto arretrare l’economia e aggravato il debito – che è passato dal 115% del PIL, nel 2010, alla data del primo accordo concluso dalla Grecia con il FMI, all’attuale 170% ed oltre. Nel contempo, la Banca Centrale Europea (BCE), che avrebbe potuto aiutare la Grecia mantenendo bassi i suoi oneri finanziari, ha permesso che i tassi di interesse della Grecia lievitassero, provocando una crisi prolungata non solo per la Grecia ma per l’intera eurozona. La logica conseguenza è che il tasso di disoccupazione nei 19 Paesi dell’eurozona è ancora doppio rispetto a quello attuale degli Stati Uniti.

Tutto questo è da imputare a ragioni politiche piuttosto che economiche. Non sono stati i mercati finanziari né le grandi banche a portare al disastro, ma i funzionari europei che, nel 2011 e nel 2012, hanno prolungato la crisi economica, sfruttandola per cercare di rimodulare a proprio piacimento le economie di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia. Dopo che più di 20 governi nell’eurozona sono caduti, il popolo greco ha eletto un governo – guidato da Syriza — che si è impegnato a dire di no ad ulteriori danni economici frutto dell’austerità e alla disoccupazione di massa.

I funzionari europei, guidati da fanatici nel governo tedesco, hanno imposto al nuovo governo greco, eletto lo scorso 25 gennaio, il loro diktat: “fai come ti dico altrimenti quella è la porta”. Il 4 febbraio, la BCE ha tagliato la principale linea di finanziamento del sistema bancario greco, provocando un collasso del mercato finanziario e costringendo molti a portare i propri depositi bancari fuori del Paese. Il 12 febbraio, funzionari europei avvertivano che la Grecia avrebbe potuto perdere l’accesso all’erogazione della liquidità di emergenza da parte della BCE, con la conseguenza di una grave crisi finanziaria e il possibile collasso del sistema bancario greco. Ma Syriza non ha ceduto. Una settimana dopo, temendo un impasse che avrebbe potuto spingere la Grecia fuori dall’eurozona, i funzionari europei hanno strizzato l’occhio acconsentendo a rinegoziare il cosiddetto “bailout” concordato dai precedenti governi greci, per i prossimi quattro mesi.

Da qui in avanti la negoziazione sarà tesa, ma una cosa è chiara: la Grecia sta combattendo per il futuro dell’Europa. Quando sono entrati nell’Unione monetaria, i cittadini dei Paesi dell’eurozona non sapevano che avrebbero perso non soltanto la sovranità e il diritto di controllare le proprie principali politiche macroeconomiche – monetarie, valutarie e quindi fiscali (spesa e tassazione) — per i Paesi più vulnerabili in recessione, quando più ne avrebbero avuto bisogno.

Hanno, come se non bastasse, ceduto questo potere a persone con un’agenda europea antisociale, persone che vogliono far indietreggiare il governo democratico e tagliare la sanità, le pensioni e i salari.
La Grecia, in questo momento, sta cercando di riavere indietro un po’ di democrazia. Ce n’è un disperato bisogno, perche l’Europa esca da questo lungo incubo.

Mark Weisbrot è condirettore del Centro per la Ricerca Economica e Politica di Washington e presidente di Just Foreign Policy.

Link all’articolo originale:
http://www.fresnobee.com/2015/02/26/4398087/greeces-stance-against-crippling.html

Written by pierpaolocaserta

marzo 6, 2015 a 8:53 am

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